10 maggio 2014: l’ultima partita di Javier Zanetti con la maglia dell’Inter

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Dopo 858 partite e 19 stagioni in nerazzurro, il 10 maggio 2014 Javier Zanetti giocò per l’ultima volta a San Siro con la maglia dell‘Inter. Era la penultima di campionato, e al Meazza si presentò la Lazio. Fu il capitolo finale di una storia partita in sordina e terminata con un intero popolo in lacrime. Perché il Capitano era riuscito a diventare l’idolo e il portavoce di ognuno di loro. Con i record personali, i titoli in bacheca, ma non solo.

Quel giorno, a San Siro, per l’ultima volta, Javier Zanetti scese in campo da giocatore della Beneamata. Chiudendo una meravigliosa storia di 19 anni prima. Il Capitano è l’uomo che ha vissuto tutte le fasi della gestione di Massimo Moratti.

Javier Zanetti è entrato nella leggenda nerazzurra non solo per la sua bacheca (cinque scudetti vinti, quattro Coppe Italia, quattro Supercoppe italiane, una Coppa Uefa, una Champions League, un Mondiale per club). Non solo per i suoi tantissimi record individuali, legati soprattutto alla longevità agonistica, al numero di partite giocate in totale e anche consecutivamente (dal 28 ottobre 2006 al 31 marzo 2010 non se ne perse una). Ma perché Javier rappresenta l’anima dell’Inter come pochi sono riusciti a fare quanto lui. Gentile e determinato, irriducibile ed emotivo, educato e carismatico: Zanetti ha portato in campo per quasi vent’anni le migliori caratteristiche dell’Inter. E chi ama l’Inter, in fondo in fondo, vorrebbe somigliare a questo eterno ragazzo che viene da Buenos Aires e nelle vene ha sangue friulano. Ma che per tre generazioni di tifosi è stato il più milanese di tutti.

Zanetti era diventato una sorta di sinonimo per i colori del cielo e della notte, aveva indossato quella meravigliosa maglia per ben 858 volte. Eppure quelli sarebbero stati i suoi ultimi minuti in campo, e per sempre. La serata era iniziata con striscioni, numeri 4, cori: un intero popolo nerazzurro unito per il suo Capitano. Finì con Zanetti sul prato di San Siro, quello che aveva onorato per quasi 20 anni. Con lui la moglie Paula, i figli, gli amici di una vita, i compagni di squadra, anche l’allora presidente Erick Thohir. C’era Massimo Moratti, il “suo” Presidente. Le lacrime, il braccio proteso verso la gente, il dito a indicare tutti i tifosi, e dietro di loro, il cielo. Perché quella sera tutti erano stati testimoni di un’emozione a lungo evitata ma inevitabile: la conclusione di una storia che a tutti sembrava eterna.

C’è solo un Capitano.