A Londra? No, a Milano: bentornato Milan(o) Skriniar

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Partiamo dal principio, cioè, dalle cose che lasciano il segno. Eh si, perché la professionalità lascia un grande segno, e stiamo parlando della professionalità di Milan (purtroppo ha un nome ‘sbagliato’) Skriniar. Si, il nostro vice Capitano. Il vice Capitano che quando ci fu il momento del rinnovo, quel momento bloccato dal suo procuratore, causa “richieste eccessive”. Ma Skriniar non si fa prendere troppo dai giochetti dell’agente e così lo accantona, e subito, rinnovando il prossimo contratto in prima persona. Ovvero, dimostrando voglia di continuare, affetto verso il club ma soprattutto verso i tifosi della Beneamata. Parliamo dei tempi nuovi, perché le speranze per trovare dei professionisti veri sono diminuite. Perché l’appartenenza fa ormai parte del passato, e per fortuna c’è qualcuno, c’è Skriniar.

Il Muro nerazzurro è il simbolo della rinascita della nostra Beneamata, è il giocatore di cui noi tutti abbiamo bisogno, quel giocatore che abbonda di qualità calcistiche ma soprattutto umane. Quel giocatore che reincarna i valori di Peppino e Giacinto. Che non ha mai smesso di amare i colori nerazzurri nonostante le richieste per una sua cessione. Una cessione, per la cruda verità, non concretizzata causa mancanza di cash da parte degli inglesi allenati dallo Special One.

Ho ancora i brividi, perché il ‘nostro’ allenatore lo aveva considerato come uno qualunque, uno che stesse lì per caso e forse aveva bisogno di andare da qualche altra parte. Cosa? Stiamo per caso scherzando? No, anzi, l’allenatore lo voleva fuori sul serio. Ma il nostro Milan non molla, non si abbatte. Ma figuriamoci se c’erano dei dubbi. Il ritorno ai suoi livelli doveva esserci, eccome. Con umiltà e determinazione, con la coerenza che lo accompagna e la promessa fatta al popolo nerazzurro. Perché Milan Skriniar ha saputo prendersi l’affetto della sua gente. Perché sapeva che la storia d’amore con la maglia della Beneamata non poteva finire in quel modo, tra l’altro in un modo assurdo e frettoloso, mettendolo in vendita perché ‘non adatto al modulo’.

Dopo le grandi prestazioni arrivano anche le gioie, perché contro il Verona, prima della sosta natalizia, è arrivato il primo gol. Poi il secondo gol, quello del momentaneo 1-1 in trasferta contro la Roma, che sembrava decisivo insieme alla perla sinistra di Achraf Hakimi. Poi Mancini proprio contro di lui – con l’aiuto di un gomito non visto – pareggia la partita.

Però diciamolo, non c’è niente che può scoraggiare questo Skriniar. Nemmeno quel cocciuto di Antonio Conte è riuscito.

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