A tutto Lukaku: “L’importante è l’Inter, poi viene tutto il resto”

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Oggi è stata pubblicata da France Football l’intervista integrale a Romelu Lukaku  di una settimana fa. Queste le sue parole:

“Il pensiero? Vincere – comincia così l’intervista di Lukaku -. In Italia è la cosa più importante, c’è una grande differenza nell’approccio alle partite con l’Inghilterra. Anche tatticamente, qui non puoi mai commettere errori. Qualsiasi giocatore dell’Inter sa cosa fare, tutti i movimenti sono studiati in modo accurato. E se sbagli, metti a repentaglio l’intero sistema di gioco. Ogni palla pesa, ecco perché parlo sempre di concentrazione”.

L’AVVERSARIO

“Se mi soffermo a guardarlo? Sì, cerco di capire dove possono sbagliare, quando perdono palla. Magari dovrò liberare spazio per Lautaro o Alexis oppure sarò io stesso a dover attaccare la profondità. Movimenti che studiamo prima di ogni match”.

ANALISI VIDEO

“L’Inter ha creato per me un account Wyscout e lo uso molto. Abbiamo due sessioni video collettive prima di ogni partita. Mescolo tutto, guardo gli scontri dell’anno precedente e penso a come potrò colpire. Amo la verticalità. Sono veloce, so dribblare il diretto avversario, posso andare a sinistra, posso andare a destra… Però col passare degli anni mi sono evoluto. In nazionale, ad esempio, abbiamo un gioco fatto di possesso e questo riduce lo spazio per gli attaccanti. Per questo motivo, ho dovuto sviluppare il mio gioco”.

IL GIOCO DI CONTE

“Conte mi ha detto: ‘Se diventi bravo con le spalle alla porta, è finita. Nessuno può fermarti’. Ricordo che me ne parlò prima dei Mondiali del 2014, poco prima di dimettersi dalla Juve, e poi ancora quando era al Chelsea. All’epoca, Eden Hazard aveva fatto da intermediario, dando il mio numero al direttore sportivo del Chelsea, Michael Emenalo. E proprio Emenalo mi chiamò e mi disse: ‘Romelu, l’allenatore che arriva qui vuole te. Nessun altro, solo te’. Fu organizzato un incontro a Londra, ma io non sapevo chi fosse il nuovo manager del Chelsea. Una volta giunto all’appuntamento vidi che si trattava di Conte. Ripensandoci, non poteva che trattarsi di lui”.

DOPO 3 ANNI ECCO LA FELICITA’

“Sapevo che prima o poi avremmo lavorato insieme – dice Lukaku -. Quando l’Italia ci ha battuti a Euro 2016, in una partita del girone, ho visto come giocano le sue squadre e ho capito che il suo calcio poteva fare al caso mio. Nei miei primi tre mesi qui, mi sono allenato molto per migliorare e far progredire il mio gioco. A ogni allenamento mi hanno messo in marcatura Andrea Ranocchia e avrei dovuto ricominciare da zero l’esercizio qualora avessi fallito. È molto importante. Ogni volta che lavoro su qualcosa, imparo velocemente. Anche con Henry, in nazionale, ho imparato molto con il lavoro specifico”.

MOURINHO

“Mourinho mi ha insegnato a lavorare meglio e di più con la squadra, che fosse il pressing o il riposizionamento. E guardate cosa sta facendo con Harry Kane…”.

MANTENERE LA LUCIDITA’

“Penso ancora di essere fisicamente abbastanza forte (sorride, ndr). Quindi, se mi preparo bene, non ci sono problemi. È anche una questione di stato d’animo. Quest’estate, ad esempio, ho avuto solo otto giorni di vacanza, ma non ho mai pensato: ‘Ah, non ho abbastanza riposo’. Perché è proprio quando pensi questo che poi vai incontro ad infortuni. E vale lo stesso durante una partita. Dobbiamo essere felici di giocare. Se fa la differenza? Ovvio. Adesso recupero due volte più velocemente del normale e spreco meno energie in campo. Ci sono dei cicli da rispettare, durante i quali  devi metterti ‘in bolla’ due ore al giorno. Ti metti la maschera perché c’è molto meno ossigeno, ti metti le cuffie e ti riposi. Inoltre ho ordinato una sorta di vasca fredda e a casa ho un fisioterapista personale, più una macchina per le gambe”.

LAUTARO

“Prima di arrivare all’Inter, ho visto alcune loro partite. Lautaro giocava da punta unica e mi sono subito detto che, giocando in coppia, lui sarebbe potuto esplodere. Abbiamo parlato molto appena sono arrivato a Milano e siamo subito diventati amici. Tra noi non ci sono mai stati conflitti. Abbiamo trovato l’equilibrio, consapevoli che un giorno può andare bene a uno e un altro giorno andare bene all’altro”.

I MOMENTI ALL’INTER

“Sono consapevole di avere grandi responsabilità in questo gruppo, quindi non posso arrendermi alle difficoltà: creerebbe problemi a tutta la squadra. Ma non ci sono solo io: qui c’è anche gente come Vidal, Barella o Sanchez. Anche Lautaro e Bastoni iniziano a parlare durante le partite. La nostra squadra sta progredendo a livello mentale anche grazie a questo tipo di atteggiamento”.

LUKAKU ARRABBIATO

“Certo, è successo. Ad esempio, quando eravamo sotto 0-2 col Torino. Ma sappiamo che poi basta un gol per ribaltare tutto. Se mentalmente torni in partita, poi anche il fisico ti segue. E per l’avversario è la fine”.

RONALDO IL FENOMENO

“L’anno scorso se ne è parlato tanto, ma io sono andato avanti per la mia strada. Per quanto riguarda le statistiche e i record, specialmente in nazionale, sono avvantaggiato dal fatto di aver iniziato molto giovane. Sono sempre stato certo del fatto che sarei diventato il recordman del Belgio in fatto di gol. Ma i record personali, nel calcio, devono condurre a trofei di squadra. Per dire: Ronaldo qui ha vinto una Coppa Uefa, io ho perso una finale. Il mio obiettivo è vincere titoli di squadra”.

SCUDETTO

“Per quanto riguarda la Serie A, al momento dobbiamo pensare partita dopo partita. Siamo l’Inter, dobbiamo sempre lottare per vincere lo scudetto: è il minimo. Ma a marzo si capirà meglio. Lo stesso vale per l’Europeo. Spero solo che arriveremo alla competizione senza avere problemi di infortuni”, conclude Lukaku.

France Football

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