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Calciopoli senza fine: Giraudo ricorre alla Corte dei Diritti dell’Uomo

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Sono passati quasi 14 anni dall’esplosione dello scandalo  Calciopoli, che sconvolse e cambiò radicalmente il calcio nell’estate del 2006. Da allora processi, condanne, ricorsi e controricorsi: e la storia non è ancora finita. L’ex amministratore delegato della Juve, Antonio Giraudo, sospeso a vita a seguito dello scandalo, ha presentato ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo perché, a suo dire, nel corso del procedimento a suo carico sarebbero stati violati i diritti della difesa.

Secondo quanto sostenuto nell’istanza presentata, riporta Sportmediaset, a suo danno sarebbe stato violato l’articolo 6 della Convenzione, che garantisce l’accesso a un tribunale precostituito per legge e il diritto ad un giusto processo, per aver consentito alle federazioni sportive la creazione di giurisdizioni disciplinari non “precostituite per legge”, che hanno lasciato al ricorrente e ai suoi avvocati soltanto 7 giorni per predisporre le difese, lasso di tempo insufficiente anche solo per la semplice lettura di un fascicolo di oltre 7000 pagine.

E ancora, per aver sottoposto queste giurisdizioni disciplinari alla stessa autorità – il presidente della FIGC – alla quale era sottoposta la procura, ossia l’organo che ha istruito e sostenuto l’accusa.

La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo dovrà anche decidere se la “durata ragionevole” sia stata violata, tenuto conto che i procedimenti innanzi alle autorità giudiziarie dello Stato italiano sono durati più di 13 anni, e stabilire se la legge n. 280/2003 costituisca una violazione dell’art. 6 della Convenzione.

Questa legge prevede che le giurisdizioni dello Stato non abbiano il potere di annullare le decisioni delle giurisdizioni disciplinari sportive, laddove la giurisprudenza della Corte Europea stabilisce che il cittadino debba sempre poter ricorrere ad un giudice che abbia potere di “piena giurisdizione”. Giraudo è rappresentato dagli avvocati Jean-Louis Dupont e Amedeo Rosboch.