Conte-Eriksen, il trattamento riservato al danese è quasi una sfida

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Antonio Conte sfida Christian Eriksen? Si. Antonio Conte ne fa una questione personale? Assolutamente si. Escluso anche ieri dall’11 titolare, Eriksen è stato poi messo in campo dal tecnico leccese all’86’ con una partita già ampiamente chiusa da un pezzo e con la sensazione che non sia stato adottato il giusto trattamento per un campione del suo calibro. Il danese è entrato in campo quando ormai il resto della squadra attendeva solo il triplice fischio ma l’ex Tottenham, con grande professionalità, ha ovviamente giocato al meglio quegli ultimi minuti di partita.

La domanda che tutti (o quasi tutti) si fanno è, perché? Perché umiliare in un modo così arrogante un giocatore come Christian Eriksen? Fuori dal progetto del tecnico nerazzurro, pubblicamente scaricato dalla dirigenza, finito sul fondo delle gerarchie del centrocampo dell’Inter. Ieri abbiamo scoperto che è stato scavalcato persino da Stefano Sensi, tornato ad allenarsi con il gruppo solamente il giorno prima del match. Quindi, parliamo dell’ennesimo atto vile nei confronti di un talento universalmente riconosciuto. Sembra la storia dell’ex fidanzato dispettoso.

Inserirlo a fine gara, è una mancanza di rispetto nei confronti del giocatore. Per carità, un allenatore è liberissimo di fare le sue scelte, ma un giocatore come Eriksen, specie con una gara in salita sin da subito e con un risultato da recuperare senza ormai nulla più da perdere, andava inserito molto prima. Resta ancora avvolto nel mistero il motivo per cui il tecnico nerazzurro non lo consideri minimamente come un giocatore indispensabile per questa squadra. Un’umiliazione bella e buona, e la questione ormai è diventata palesemente personale. Un trattamento che sta diventando una sfida. Ricordate Diego Costa-Antonio Conte ai tempi del Chelsea? Proprio così. Uno sfregio, la giusta parola usata ieri da Paolo Condò negli studi di Sky.

Allenatore bravo è colui che valorizza i propri giocatori, cercando di creare coesione tra loro. Purtroppo Conte è un ‘dittatore’ con una sola idea che non cambierebbe neanche sotto tortura, piuttosto si fa costruire i giocatori dal falegname.

Ieri Christian Eriksen si è comportato da vero professionista, entrando in campo quando chiamato ed evitando, da persona saggia, di gettare altra benzina sul fuoco. Cosa che in molti, al suo posto, probabilmente si sarebbero rifiutati. Tipo, prendiamo un Vidal, conoscendo anche il carattere. Un uomo che umilia così uno dei suoi giocatori più forti in rosa, scusate il mio francesismo, è un piccolo uomo.

Le dichiarazioni del danese non sono piaciute (ed è palese) né a Conte né alla dirigenza nerazzurra. Tra l’altro dichiarazioni legittime e dette in modo educato e professionale. Qualcuno in Italia ha voluto strumentalizzare, il Corriere dello Sport in primis (Zazzaroni è amico di Conte, ma son dettagli), la Gazzetta dello Sport e poi tanti altri. Gli stessi giornalisti che condividono le parole di Conte (“Eriksen? Ha giocato più di tanti altri giocatori”) nascondendo la verità dei fatti. Perché Conte mente quando dice certe frasi. Più di chi? Di Ranocchia che è una riserva? O di Sensi sempre infortunato? Di Pinamonti che è ultima scelta in attacco? Di Nainggolan un altro elemento fuori dal progetto di Conte? Oppure di Radu e Padelli? E’ ora di dire basta a questi disagi che si sono creati intorno all’Inter.

Quindi, vorrei capire coloro (tifosi e addetti ai lavori tutti) che dicono fallimento Eriksen. Fallimento di cosa? Se non sei voluto dall’allenatore come puoi dare delle grandi prestazioni? Soprattutto se giochi solo 5/10 minuti, ma soprattutto con una dirigenza che prende una posizione pubblica, come? La colpa è in primis di quella società che si è sottomessa all’allenatore. Per cambiare musica bisogna fare immediatamente qualcosa, altrimenti possiamo dire addio alla stagione, già a dicembre.

È arrivato il momento di prendersi le proprie responsabilità, perché siamo l’Inter e la nostra Inter merita più rispetto e zero sceneggiate da un tecnico che viene pagato profumatamente. È arrivato il momento che Marotta e Company la smettessero con le dichiarazioni di facciata, creando casi dal nulla e facessero, altrettanto, finta di nulla, perché sappiamo bene che le cose non stanno come vogliono farci credere. Perché Antonio Conte non pare stia facendo le cose per il bene dell’Inter e le sue frasi sono un’offesa per una tifoseria intera (“L’atteggiamento dei ragazzi è stato quello giusto”). Perché di giusto in questo momento non c’è proprio nulla.

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