Conte: “La sconfitta? Un lutto. Ho rifiutato il Psg. Io non faccio sviolinate”

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Antonio Conte ha rilasciato una lunga intervista ai microfoni dell’Equipe, pubblicata sul proprio magazine settimanale.

LA SCONFITTA “Dolore. Per un giorno o un giorno e mezzo, non mi sento affatto bene, per me è come un lutto – spiega Conte -. La sconfitta deve lasciare delle tracce, in me, nei miei giocatori, nel club per il quale lavoro. Impiego energie e forze per trovare rimedi e migliorare la situazione, anche perché la vittoria può portate ad un certo rilassamento”.

CONTE STUDIOSO“Ho letto molti libri sulla psicologia, la gestione di un gruppo e la motivazione. Le conoscenze tecnico-tattiche non bastano, bisogna essere allenatore a 360 gradi. Un allenatore ha a che fare con 50 persone, ognuna con un cervello differente, quindi ognuna va tratta nella maniera migliore. Sono io il capo, devo prendermi cura di loro. Diverse case editrici mi hanno chiesto di scrivere libri di management, mi piacerebbe ma non ho tempo, ho troppo lavoro da fare. Lo farò prossimamente, con calma”.

IL MODULO“Dipende soprattutto dai giocatori a mia disposizione. In Serie B giocavo col 4-2-4. Ho provato a usare questo sistema alla Juve ma sono passato rapidamente al 3-5-2 o al 3-3-4, secondo l’interpretazione. Quell’approccio era unico. Io e il mio staff siamo sempre stati soggetto di studi. Prima che arrivassi al Chelsea, la difesa a tre in Premier League era un tabù poi le squadre hanno iniziato a usarla. Anche io avevo iniziato con la difesa a 4 ma dopo aver perso in casa 3-0 con l’Arsenal ho deciso di cambiare perché avevo dei giocatori che andavano protetti”.

KAMASUTRA“No, non l’ho studiato ma ero un calciatore anche io. In tempo di competizione, il rapporto non può durare troppo, bisogna fare meno sforzi possibili, mettendosi quindi sotto la propria partner. E poi bisogna farlo preferibilmente con la propria compagna, perché così non si ha l’obbligo di fornire una prestazione eccezionale”.

IL DONO DI RECUPERARE SQUADRE“No, mi interessa, mi piacerebbe sedermi su una Formula Uno e partire in pole position. Alla terza stagione alla Juventus ho stabilito il record dei 102 punti. Io spingo sempre la macchina al massimo, la mia storia racconta sin dall’inizio che non parto favorito: a Bari ho ereditato una squadra dalla zona salvezza e l’ho portata in A, dove ho riportato il Siena appena retrocesso. E anche Juve, Chelsea e Nazionale venivano da momenti delicati quando sono arrivato. Ma posso assicurare di avere rifiutato dei club perché pensavo non fosse il momento giusto. Comunque ho detto no al Paris Saint-Germain”.

SIMBOLO DELLA JUVE ALL’INTER(Conte risponde infastidito) “Penso di essere una persona onesta e leale sotto ogni punto di vista. Credo nel lavoro, nello sforzo, nel sacrificio. Non mi snaturo, non sono un leccaculo, non ammalio la gente suonando il violino. Cerco di farmi apprezzare per tutto questo, ma se si vuole attizzare il fuoco piuttosto che fare di me un esempio positivo… Sono arrivato dove sono adesso grazie al mio di culo, e non devo ringraziare nessuno a parte i miei genitori. Sono uno spirito libero”.

L’Equipe