CorSera – Luci led, allarmi sonori e paratie mobili: così torneremo a vivere

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Luci led, allarmi sonori e paratie mobili – Disuniti ma più vicini alla meta. Scrive oggi il Corriere della Sera nel suo editoriale online. Per uscire di casa e metterci alle spalle la segregazione della quarantena avremo bisogno di miliardi di mascherine. Ma per tornare a vivere i luoghi pubblici, dai bar ai ristoranti agli uffici alle palestre, ci vorranno migliaia di chilometri di dispositivi di protezione collettiva. Non si sa ancora quando torneremo a sorseggiare un caffè o bere un cocktail. Ma è probabile che al bancone sarà montata una paratia fissa con fessura aperta di non più di dieci centimetri. E i bicchieri dell’espresso saranno di carta usa e getta. Sarà preferibile, forse obbligatorio, il servizio al tavolo. Meglio ancora se fuori dal locale, nei dehors estivi, attorno ai quali saranno allestiti divisori mobili con le ruote.

Luci led e allarmi sonori

Nei negozi di abbigliamento e nelle palestre ci saranno luci led a indicare visivamente la distanza minima da mantenere tra di un metro e ottanta. Non è escluso l’utilizzo di allarmi sonori in caso di “trasgressioni”. Come al museo, quando ci si avvicina troppo a un dipinto. E per le code agli imbarchi degli aeroporti e nelle stazioni ferroviarie serviranno paratie laterali, alte almeno 90 centimetri. Per capire come cambia il mondo post Covid-19 bisogna andare a Ceresole d’Alba nel nuovo stabilimento di 4.500 mq della carpenteria metallica torinese Elivend. Fino a due mesi fa l’azienda piemontese produceva allestimenti per punti di ristoro e per la distribuzione automatica.

“Quando è scoppiata l’epidemia stavamo lavorando a Parigi, all’allestimento di mille punti vendita nella rete metropolitana della città francese. In pochi giorni tutto è cambiato. Oggi siamo subissati dalle richieste di elementi divisori”, spiega Ivan Tanzariello di Elivend, azienda di 50 dipendenti che produce 100 paratie in policarbonato al giorno.

La società si è convertita in fretta alla nuova economia del post-Covid cominciando a progettare i nuovi spazi dove si vivrà insieme ma disuniti. Al posto delle aree di ristoro infatti è spuntato il marchio Scudo to go. Traducendo l’espressione inglese “coffee to go” ai tempi del Coronavirus.

Open space

“Fino a ieri abbiamo vissuto nell’epoca dell’open space ora ci dobbiamo abituare a una nuova gestione delle gli spazi. Soprattutto quelli degli uffici. Resta il tema delle vacanze e delle spiagge. Stiamo lavorando – continua Tanzariello- a nuovi materiali in policarbonato, alternativi al fragile plexiglass, per rendere accessibili le stazioni balneari”.

Corriere della Sera