CorSera – Ripresa Serie A: è la prossima stagione da salvare

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Il calcio (la Serie A soprattutto) sta sprecando energia in una straordinaria battaglia di retroguardia. Quando parliamo di riprendere a giocare pensiamo a giugno e luglio, cioè a dodici giornate del vecchio campionato. Senza chiederci mai come potremo mettere in sicurezza le 380 partite della prossima stagione.

“Che senso ha cercare un protocollo per quaranta giorni e non uno per l’anno che seguirà di lì a un mese?”, si domanda il Corriere della Sera.

“Tutti i medici ci dicono che dovremo convivere con il virus. Ancora ieri i nuovi contagi erano 2 mila, esattamente quanti erano l’11 marzo, giorno in cui è stato messo in isolamento tutto il paese. Allora chiudemmo per salvaguardare gli ospedali, oggi ripartiamo per salvaguardare le produzioni, ma il problema è rimasto. Il virus è meno forte, più stanco, più annoiato, ma esiste ancora. Il calcio è più esposto di qualunque altra azienda. Non ha distanza di sicurezza, è fatto di uomini sudati che per definizione si cercano a vicenda. Vivono per forza in comunità, viaggiano, vengono massaggiati, curati, toccati continuamente. Hanno bisogno di sputare spesso per compensare il respiro. Come si possono proteggere una volta tornati nel mondo?”.

SOLUZIONI TROVATE NON ACCETTATE

“Le soluzioni trovate e non ancora accettate – scrive il quotidiano -, per questi ultimi due mesi di campionato, cioè la reclusione costante di giocatori e addetti in alberghi appositi, non può essere moltiplicata per tutta una stagione. Sarebbe un carcere che nessuno accetterebbe. È qui che comincia il paradosso: si è costruito con fatica e polemiche un protocollo per quaranta giorni senza farsi nessuna domanda sull’intera stagione. Come si fa a non capire che la differenza d’importanza è enorme? Se la coda del vecchio campionato vale 400 milioni, una stagione intera non ha prezzo”.

“Eppure è chiaro che in questo momento un prossimo campionato non esiste. Quale governo, quale ente sportivo, si prenderà la responsabilità di farlo ripartire? E con quali regole di sicurezza?Per far riprendere la vecchia stagione si è costretti a chiudere tutti dentro scatole di lusso, soluzione indefinibile e chiaramente a tempo. Come si può pensare a un’intera stagione di conseguenze simili?”.

“È tempo di cominciare a lavorare per mettere in sicurezza la prossima Serie A. Oggi non comincerebbe. Già non esiste. Per farla esistere di nuovo deve arrivare qualcosa di universale come un vaccino o grandi idee che ne curino il pericolo”.

Nessuno con le leggi di oggi si prenderebbe la responsabilità di far partire questa Serie A. Stiamo solo “eliminando il problema eliminando la domanda – puntualizza il Corriere -. Ma se salta la stagione, allora sì, salta davvero l’intera industria del calcio, dai palloni alle partite, dai soldi alla distrazione sociale, alle televisioni, a chi costruisce scarpette e maglie, dai contratti dei calciatori ai tanti media che lo raccontano. Sarebbe un fallimento vero, totale. Tutti ormai parlano di mercato. È una soluzione corretta, la ricerca di un argomento alternativo. Ma per avere un mercato, serve un campionato. E quello adesso non c’è. Capite la grandezza dell’equivoco? Qualcuno se ne vuole occupare?”.

Corriere della Sera