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Da Repubblica a Radio Deejay: tutte le proprietà di Agnelli-Elkann

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Cos’hanno in comune La Repubblica, La Stampa, Il Secolo XIX, Il Tirreno, la Nuova Sardegna, Il Mattino di Padova, Il Messaggero veneto, Il Piccolo di Trieste, La Gazzetta di Mantova, La Gazzetta di Reggio, La Gazzetta di Modena, L’Huffington Post, Business Insider Italia, Mashable Italia, La Nuova Ferrara, La Nuova Venezia, Il Corriere delle Alpi e ancora L’Espresso, Limes, Micromega e poi Radio Deejay, Radio Capital e altre testate, radio, webTv e siti internet? Semplice, lo stesso PADRONE: John Elkann. Anzi, la famiglia Agnelli.

Elkann-Agnelli è a capo di EXOR, la holding finanziaria olandese proprietaria, tra le altre cose, di FCA (Fiat Chrysler Automobiles, sede legale ad Amsterdam e sede fiscale a Londra), Ferrari, Juventus, The Economist (un prestigioso settimanale inglese) il quale si è assicurato il controllo del gruppo editoriale GEDI, un tempo in mano a Carlo De Benedetti.

Un tale accentramento di potere mediatico non si è mai visto nel nostro Paese. E’ vero, abbiamo vissuto l’era berlusconiana ma allora, un minimo di opposizione (più che politica mediatica) a Berlusconi veniva fatta. Proprio Repubblica tuonava contro i conflitti di interesse dell’ex presidente del Milan e contro il suo intollerabile potere sull’informazione. E invece, eccoci qua, ci troviamo all’ennesima buffonata.  Ma adesso chi lo fa? Chi si indigna di fronte ad uno scenario così pericoloso? Pensate che Repubblica farà battaglie sui conflitti di interesse tra grande impresa (quindi politica perché Elkann è un politico anche se non si candida) e media?

E’ vero, i giornali sono in crisi, perdono lettori, ma occhio, ancora influenzano il dibattito pubblico. Come? Telegiornali, talk-show, trasmissioni di approfondimento politico, spesso costruiscono le loro scalette in base alle prime pagine dei giornali usciti la mattina. In TV si parla di quel che pubblicano i giornali anche se i lettori calano. Per non parlare del web.

E’ vero, Berlusconi aveva le televisioni. Tuttavia provate a sommare i follower di tutti i prodotti editoriali che hanno oggi Elkann-Agnelli come padroni. Calcolati oltre 12 milioni. Anche molti di voi, senza saperlo, avranno messo un like ad una pagina che appartiene, di fatto, ad un gruppo finanziario, EXOR, con sede in Olanda e con a capo John Elkann insieme al cugino Andrea.

Pensate davvero che agli Agnelli e agli Elkann interessi la libertà di informazione? Fate un semplice calcolo. Quanti problemi potrebbero succedere in una squadra fatta di oltre 20 persone? Tanti, tantissimi. E quanti di questi problemi vanno nelle scrivanie dei giornalisti? Un paio, perché loro hanno le proprie conoscenze, ma aspettiamo, perché qui dobbiamo sapere di quale squadra si tratta. E qui tiriamo in ballo proprio la Juve. Appunto, perché proprio quella Juve quest’anno ha avuto un sacco di pecche, e chi ha avuto il coraggio di parlarne? Quasi nessuno, o forse qualche sito online, giusto per rendere più credibile la libertà mediatica.

Oggi, dopo lo sfogo di Antonio Conte post Atalanta-Inter, ne esce un articolo palesemente forzato proprio dalla proprietà degli Agnelli. Ovvero “Conte rivuole la Juve. A Torino sono felici del suo divorzio dall’Inter. E spera tanto che Sarri venga esonerato”.

Ma Conte se ne infischia degli attacchi mediatici, nonostante la poca protezione da parte della società (ma di questo ne sappiamo già, perché l’Inter è la vittima preferita dei giornali italiani) delle menzogne che vengono scritte ogni giorno su di lui, puntualmente, appena apre la bocca. Ma Conte non se ne infischia delle ingiustizie. E per lui è profondamente ingiusto che un potere così grande sia nelle mani di una sola famiglia (tra l’altro a capo di una holding estera). In molti Paesi è proibito dalla legge. Cosa fa? Risponde subito tramite i microfoni dell’Ansa:

“In merito all’articolo uscito oggi su ‘Repubblica.it’ smentisco categoricamente il fatto di aver sentito dirigenti e giocatori della Juventus chiedendo “ma Sarri lo cacciano?” Querelerò chi ha scritto quest’articolo e il direttore responsabile della testata. Io ho sposato un progetto triennale con l’Inter e come ho sempre fatto nella mia vita lavorerò duramente e mi batterò con tutte le mie forze e con tutto quello che è nelle mie possibilità affinché sia un progetto vincente”.

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Ma noi, che dobbiamo fare, smetterla di lottare su questo perché loro ormai hanno tutto nelle loro mani? Ancora non è stata fatta una legge sul conflitto di interessi e mai si farà se la pubblica opinione non tornerà a comprendere che l’accentramento di potere (soprattutto mediatico) è uno dei principali pericoli per la democrazia e per la giustizia sociale. Tu capisci che il “sistema” sta vincendo quando senti pronunciare la parola “fake-news” più di quella “conflitto di interessi”. Le cavolate dei giornali ci sono sempre state, ma un tale sistema di potere, assolutamente no. Dobbiamo vigilare, informarci prima di mettere un like, prima di prendere per oro colato quel che leggiamo.

Perché, signori, in fondo, meglio un cittadino tormentato, sotto attacco ma vigile, che un asservito consumatore di notizie.

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