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Da ‘Veleno’ e Mazzola, a Bonimba e Calciopoli: 110 anni di Inter-Juve

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La Gazzetta dello Sport ha ripercorso tutta la storia della rivalità tra Inter e Juve, diventata negli anni una vera e propria battaglia.

DAGLI ESORDI A VELENO “I primi due nomi che finirono sui taccuini dei tifosi bianconeri e nerazzurri furono quelli dello juventino Ernesto Borel e dell’interista Oscar Engler. Borel, padre del più famoso “Farfallino”, realizzò una doppietta nel primo derby d’Italia e provocò l’ira dei sostenitori nerazzurri giunti da Milano al campo di Corso Sebastopoli a Torino, mentre Engler, un colosso svizzero che di mestiere faceva il difensore, rese pan per focaccia agli juventini, due settimane più tardi, quando decise con una rete la partita di ritorno (1-0), e al termine del torneo, anche grazie a quel successo l’Inter conquistò il titolo nazionale – scrive la rosea -. La rivalità di oggi ha origine in quel tempo lontano. Nel 1930, con l’Italia saldamente nelle mani di Benito Mussolini, Inter e Juventus si sfidarono nel primo campionato a girone unico sotto gli occhi del Re Vittorio Emanuele III, e in quell’occasione un giovane milanese, Giuseppe Meazza, che non era ancora il Balilla, fece meraviglie: i nerazzurri vinsero 2-1 in trasferta e persino il sovrano applaudì a un simile spettacolo. E fu ancora Meazza a prendersi il palcoscenico, all’Arena di Milano, il 17 novembre 1935: realizzò una tripletta nel 4-0 con il quale l’Inter mandò al tappeto i bianconeri e li fece infuriare perché, sostennero gli juventini, a ogni gol seguivano gesti di scherno. Vero o no che fosse, di sicuro l’episodio di Meazza ebbe una replica. Alla fine degli Anni Quaranta con la maglia dell’Inter cominciò a giocare un peperino di nome Benito Lorenzi, la cui madre, per sottolinearne la cattiveria, lo aveva ribattezzato Veleno. E Veleno fu, il 12 ottobre 1947, quando il nerazzurro realizzò una doppietta e ispirò le altre marcature. Fece talmente arrabbiare gli avversari che il difensore juventino Rava gli sferrò un pugno: Lorenzi, svelto come un gatto, si scansò e la botta colpì il povero centravanti Quaresima. Veleno era terribile, provocava il nemico, lo stuzzicava anche a parole: a Boniperti appiccicò il nomignolo “Marisa” per via dei suoi boccoli biondi, e così accese ancora di più una sfida che non aveva certo bisogno di altro carburante”.inter-1910-Oscar-Engler

IN CAMPO I RAGAZZINI “La primavera del 1961 fu senza dubbio il periodo in cui questa storia subì un’accelerazione in senso negativo. Ciò che accadde il 16 aprile del 1961 allo stadio Comunale di Torino, e poi nei mesi successivi, fu davvero clamoroso. Juventus-Inter valeva lo scudetto: i bianconeri erano avanti di 4 punti in classifica sui nerazzurri. Dopo 31 minuti di gioco l’arbitro Gambarotta di Genova sospese la sfida per invasione di campo. I dirigenti dell’Inter presentarono reclamo e chiesero la vittoria a tavolino per 2-0 per la responsabilità oggettiva della Juve. I bianconeri replicarono indignati a quella che consideravano una mancanza di stile dei nerazzurri e attesero la decisione della Lega. Che, pochi giorni più tardi, assegnò il successo ai ragazzi di Helenio Herrera, rientrati così in piena corsa-scudetto. Martedì 30 maggio si disputò la penultima giornata di campionato, l’Inter battè il Napoli per 3-0 e agganciò in testa la Juve sconfitta a Padova. Un finale da brividi. Ma i bianconeri calarono sul tavolo l’asso di briscola. Il presidente della Juve era Umberto Agnelli che era anche presidente della Federcalcio, la quale governava sulla Caf che doveva decidere sul ricorso presentato dai bianconeri. Sabato 3 giugno, a poche ore dallo svolgimento dell’ultima giornata di campionato, arrivò la sentenza della Caf: Juventus-Inter si doveva rigiocare, dunque ai nerazzurri furono tolti i due punti che le erano stati assegnati dal verdetto della Lega. Moratti s’infuriò, Herrera pure, i giocatori appresero la notizia nel ritiro di Catania e, quando andarono in campo il giorno dopo, erano ancora frastornati da una simile decisione. Successe l’impensabile: l’Inter perse contro i siciliani, mentre la Juve pareggiò con il Bari e si portò così a più 3 punti sui nerazzurri rendendo inutile la ripetizione della partita maledetta in programma la settimana successiva. Moratti, per protesta, decise di mandare a Torino la squadra «De Martino», della quale faceva parte anche Sandro Mazzola. La Juve non ebbe pietà e le suonò di brutto ai ragazzini nerazzurri: finì 9-1 per i bianconeri (6 gol di Sivori, Mazzola segnò l’unica rete dell’Inter)”.

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RONALDO-IULIANO E CALCIOPOLI Da quel momento nulla fu più come prima: la rivalità tra Inter e Juve costrinse le forze dell’ordine agli straordinari. Nella primavera del 1983 un gruppo di tifosi juventini assaltò il pullman dell’Inter che si stava dirigendo allo stadio. Vetri in frantumi, Giampiero Marini ferito: la partita si giocò, finì 3-3, ma l’Inter fece ricorso ed ebbe il successo a tavolino. Negli Anni Settanta, invece, tenne banco il caso di Boninsegna: l’Inter lo cedette alla Juve in cambio di Anastasi e soldi. Era il 1976. Accadde che Bonimba, alla prima occasione, il 16 gennaio 1977, si vendicò: doppietta all’Inter e rabbia che i nerazzurri fecero fatica a trattenere. L’11 novembre 1979, invece, a rischiare grosso fu l’arbitro Alberto Michelotti, circondato e minacciato dagli juventini in occasione del secondo gol di Altobelli. Se nel 1996 Juve-Inter fu l’occasione per ammirare il primo gol di Zidane in maglia bianconera, il 26 aprile del 1998 entrò nella storia per il contatto Iuliano-Ronaldo. In ballo c’era lo scudetto, con la Juve avanti di un punto. Nel primo tempo gol di Del Piero e al 25’ del secondo tempo il patatrac: Ronaldo entrò in area con il pallone al piede e venne «stoppato» da Iuliano. L’arbitro Ceccarini fece segno di proseguire, successe il finimondo. L’allenatore dell’Inter Gigi Simoni piombò in campo e gridò all’arbitro: «Si vergogni!». Espulso. Il presidente nerazzurro Massimo Moratti tuonò: «Questo campionato è falsato. Dovevo far giocare i ragazzini come mio padre». Dopo la beffa del 5 maggio 2002, quando l’Inter di Cuper si buttò via all’Olimpico contro la Lazio e perse lo scudetto a vantaggio della Juve, ci fu la triste saga di Calciopoli: polemiche, intercettazioni, accuse, denunce, processi. La Juve della Triade Moggi-Giraudo-Bettega, che da quel sistema si era avvantaggiata più di altri, finì in Serie B e le vennero revocati due titoli (2005 e 2006), uno dei quali (2006) fu assegnato all’Inter e celebrato dal presidente Moratti come «lo scudetto degli onesti»”.

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Gazzetta dello Sport