Decreto crescita, che mazzata per la Serie A! L’Agenzia delle Entrate blocca tutto

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L’Agenzia delle Entrate rischia di assestare un altro duro colpo ai conti del calcio, già prostrati dalla crisi pandemica e da anni di ingaggi faraonici. Una circolare interpretativa pubblicata poche ore fa dall’ente guidato da Ernesto Maria Ruffini, la numero 33, preclude di fatto agli sportivi professionisti di accedere alle agevolazioni fiscali per i cosiddetti lavoratori “impatriati”. Il regime prevede una tassazione ridotta per i redditi dei contribuenti che trasferiscono la residenza fiscale in Italia e che si impegnano a risiedervi per almeno due periodi di imposta, svolgendo attività lavorativa nel territorio italiano (cosa diversa dalla flat tax da 100mila euro sui redditi esteri di cui per esempio usufruisce Cristiano Ronaldo, è bene precisarlo).

Il decreto crescita del 2019 aveva esteso questi sgravi anche agli sportivi professionisti a partire dal 2020. I redditi da loro prodotti avrebbero concorso alla formazione del reddito complessivo limitatamente al 50% del loro ammontare per un quinquennio, a patto che questi soggetti mantenessero la residenza in Italia per almeno due anni e versassero un contributo pari allo 0,5% della base imponibile a un fondo dedicato ai settori giovanili. In altri termini, la tassazione sui loro stipendi sarebbe stata calcolata solo sul 50% del compenso per cinque anni, prolungabili per ulteriori cinque anni in caso di figli minorenni a carico o di acquisti di immobili residenziali dopo il trasferimento in Italia. A seconda delle circostanze, la norma avrebbe consentito ai club di risparmiare sulle tasse e agli sportivi di percepire un salario netto maggiore, contribuendo nelle intenzioni dei relatori alla crescita dello sport italiano.

Ebbene, secondo l’Agenzia delle Entrate, tale regime non è al momento applicabile agli sportivi professionisti, perché manca ancora il decreto attuativo della misura previsto dallo stesso l’articolo 16, comma 5-quater introdotto dal Decreto Crescita. Solo se e quando sarà emanato tale dpcm, il regime fiscale di favore potrà trovare applicazione anche per gli sportivi professionisti. Sino ad allora l’aliquota Irpef sugli stipendi sarà quella ordinaria che per i redditi superiori ai 75mila euro (e ben pochi calciatori di Serie A sono al di sotto di tale soglia) è la massima prevista dall’ordinamento: il 43%.

Il decreto attuativo, peraltro, potrebbe non arrivare mai. Stando a quanto appreso da milanofinanza.it, il ritardo del dpcm non dipenderebbe da una dimenticanza del governo ma da una precisa volontà politica, dettata dal timore di incorrere a causa della misura in una sanzione dell’Unione europea per concorrenza sleale. Sia come sia, resta il fatto che l’odierna circolare dell’Agenzia delle Entrate potrebbe mandare all’aria i piani non solo immaginati per il prossimo calciomercato dei club di Serie A, ma anche quelli già attuati nelle ultime due sessioni estive.

milanofinanza.it

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