Garlando: “Il bullismo di Ibra è irritante, ma sbaglia anche Lukaku. E non facciamo come Conte”

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Questo il commento di Luigi Garlando sulla Gazzetta dello Sport in relazione alla rissa sfiorata tra Ibrahimovic Lukaku. Le sue parole:

“Cos’hanno imparato i ragazzi dalla didattica a distanza del derby di Milano? Che insultare, minacciare, rincorrere un avversario, mettersi faccia a faccia, infamare madri e mogli è punibile con un cartellino giallo, come uno sgambetto. Quindi, tutto sommato, si può fare. A poco prezzo. Cosa dovevano fare di più Ibrahimovic e Lukaku per farsi cacciare? Espellere già nel primo tempo i due eroi della sfida avrebbe guastato il derby? Un arbitro è tenuto a tutelare anche la qualità dello spettacolo? L’unico modo per tutelare la qualità dello spettacolo è garantire che siano difesi i valori di legalità, sportività e rispetto dell’avversario sui quali si fonda. E invece a San Siro sono stati trascurati anche banali principi di civiltà”.

“Il giorno dopo – continua Garlando -, ci saremmo aspettati una tuonata del capo degli arbitri, tipo: «Valeri ha sbagliato. Doveva cacciarli. Mai più scene tanto vergognose in campo! Tolleranza zero!». E invece è arrivata la solita, deludente, difesa di casta. E dai giocatori, dai loro eroi, che seguono quotidianamente, cosa hanno imparato nella didattica a distanza di San Siro? Nulla di cui essere fieri e che serva a crescere bene. Tutto è partito da un fallo duro di Romagnoli, cui Lukaku ha reagito a muso duro. Qui si è inserito Ibra: «Rilassati». Risposta di Romelu: «Perché, se no?». Come fanno i bambini, insomma. E su queste scintille infantili hanno versato benzina adulta”.

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“Non c’è razzismo – sottolinea il giornalista -, perché Zlatan è cresciuto nel ghetto multirazziale di Malmoe, tutta la sua vita nel calcio e fuori è stata aperta, inclusiva. Spesso si è sentito chiamare zingaro. Ma è irritante il suo bullismo sfottente, la mistica muscolare, il superomismo che riduce ogni confronto a una sfida. Zlatan ha il diritto di sentirsi Dio, ma il dovere di rispettare le leggi dei mortali. Si può essere leader in altro modo. Lukaku è stato toccato nell’affetto più caro e sensibile, la madre, di cui non ha mai dimenticato sacrifici e sofferenze. Legittimo il risentimento, ma non può mai diventare l’alibi per minacciare spari in testa, violenze alle mogli altrui e per dimenarsi alla ricerca della giustizia sommaria. Vale per entrambi: nelle regole d’ingaggio è compreso l’autocontrollo. Occhio a giustificare con leggerezza, come Conte: «Ibra ha cattiveria da vincente. Mi piace se Lukaku si arrabbia. Io ho fatto il calciatore, so che può capitare». Complicità da caserma, dove si trattiene tutto all’interno. Meglio invece aprire le finestre e cambiare aria”, conclude Garlando.

Gazzetta dello Sport

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