GdS: “Vidal si lamenta ma gioca quasi sempre. Sfogo fuori luogo”

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“‘Sempre il 22, esce sempre il 22…’. Fosse così, il 22 sarebbe da giocare alla roulette. Invece il 22 è soltanto il numero di maglia di Vidal Arturo da San Joaquin, Cile. Centrocampista di garra, che però nei primi mesi interisti ha fatto più danni che cose buone. Eppure Vidal gioca quasi sempre, quindi il suo sfogo al momento della sostituzione con Eriksen durante il match contro la Juve è fuori luogo. Anche al netto del cliché per cui nessun calciatore è contento di uscire”, scrive la Gazzetta dello Sport.

I NUMERI

“Basta analizzare l’impiego dei centrocampisti nerazzurri in campionato – vero obiettivo di Conte – per capire la situazione. Barella e Brozovic sono intoccabili – sottolinea la rosea -. Il croato ha saltato qualche giro a inizio stagione causa voci mercato, ma è stato titolare 14 volte, subentrando in 3 occasioni, per un totale di 1248 minuti in campo. Per Epic, un gol e 6 assist. Barella (2 reti, 5 assist) invece le ha giocate tutte e 20, di cui 17 dall’inizio, per 1532′ complessivi. Subito dietro alle due colonne della mediana però viene proprio il “22”. Vidal (fermo al gol con la Juve e a un passaggio vincente) è stato titolare in 12 partite e in altre 6 è entrato a gara in corso. In 10 occasioni invece è stato sostituito prima del 90′. Minuti in campo: 1012. Seguono Gagliardini (793′ con 15 presenze, di cui 10 dal 1′, 2 reti e un assist), Eriksen (386′, titolare 5 volte) e Sensi (290′, dall’inizio solo contro la Lazio).

QUEL TASSELLO MANCANTE

“Il tassello ancora mancante è proprio quella terza pedina nel cuore del gioco. Con Barella e Brozovic, Conte continua a pensare che la soluzione migliore sia Vidal, da cui però si aspetta il salto di qualità a livello di attenzione (troppi errori gravi, soprattutto in Champions, oltre al nervosismo eccessivo) e in fase realizzativa. Gagliardini ha sempre fatto il suo, garantendo quell’intensità che per il tecnico rimane sacra. Proprio ciò che manca ad Eriksen, riscoperto vice Brozovic, ma non nei big match. Aspettando Vecino, appena tornato a disposizione dopo mesi di infortunio, resta Sensi. Croce e delizia del tecnico, l’ex Sassuolo è reduce da un anno più in infermeria che in campo. Potrebbe garantire fantasia a una squadra spesso monotematica. Sarebbe perfetto per legare centrocampo e attacco, lo ha dimostrato trascinando la squadra all’inizio della scorsa stagione. In questa, quando è entrato a gara in corso ha sempre portato idee e punti. Ma se Conte lo utilizza solo per piccoli spezzoni è perché in settimana evidentemente vede qualcosa che ancora non lo convince. E quindi gioca (quasi) sempre il 22…”

Gazzetta dello Sport

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