Godin: “Conte è come Cholo. Skriniar, De Vrij e D’Ambro spettacolari”

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Foto - inter.it

“Lo sa perché noi uruguaiani siamo differenti? Se lo chiede tutto il mondo come sia possibile che da tre milioni e mezzo di abitanti vengano fuori così tanti campioni. Semplice: è un fatto culturale. Solo chi è vissuto lì può capire: non c’è metro quadro in tutto il Paese in cui non si veda un pallone che rotola e un bambino che gli corre dietro. Il calcio è la speranza di ogni famiglia che il figlio si affermi e risolva i problemi economici. E così giochiamo ovunque: per strada, su una collina, sulla terra. C’è una competizione immensa. E si gioca in ogni condizione climatica: freddo, caldo, pioggia, sole. Abbiamo un livello di tolleranza molto alto. È come se ci fosse un filtro: quando lo passi, cos’altro può spaventarti? Puoi giocare a qualsiasi latitudine”. Il difensore nerazzurro Diego Godin, ha rilasciato un’intervista a La Gazzetta dello Sport.

Perché l’Inter ? 

“Si sono fatti vivi per primi e nettamente con più decisione rispetto ad altri club. Mi hanno illustrato il progetto: è ambizioso, come me. E mi piaceva l’idea di farne parte e di poter aiutare l’Inter a realizzarlo”.

Lei è riuscito a strappare la Liga a due superpotenze come Real e Barcellona. Ora è chiamato a fare altrettanto in Italia. Ci sono similitudini?

“Molte, il parallelo è corretto. E l’obiettivo dell’Inter è la vittoria, questo mi è stato spiegato nei giorni della trattativa. Quello della Juve è stato un monologo, negli ultimi tempi. Serve lavoro e ambizione, per provare a batterli”.

Che idea si è fatto del campionato italiano?

“Che sia più difficile giocarci per un attaccante che per un difensore. In teoria meglio per me… Ma devo capire in fretta cosa vuole il tecnico da me, voglio aiutare i compagni dentro e fuori dal campo”.

Che idea si è fatto di Conte, seppur in poco tempo?

“Mi ricorda moltissimo Simeone. Vivono il calcio con la stessa passione, sono attenti ai dettagli, tirano fuori il massimo dai ragazzi che allenano. Conte in particolare mi sembra un tipo molto concreto: sa quel che vuole, va dritto al punto, per un giocatore è l’ideale”.

Simeone quanto le ha riempito la testa di Inter?

“Me ne ha parlato molto, è la verità. Ci siamo confrontati, mi ha detto che era la squadra più grande che aveva mai conosciuto, con tifosi passionali. Diego è un grande. Ha seguito un’idea di gioco e di cultura che ha permesso all’Atletico di lottare con Barça e Real Madrid. Era una via obbligatoria, l’unica possibile per competere contro di loro. Se avessimo fatto il loro stesso calcio, non avremmo mai tenuto testa”.

Godin ha firmato per tre anni. Pensa di riuscire a giocare un’altra finale di Champions?

“Lo vorrei, mi piacerebbe. Conosco bene il cammino, so che è molto difficile. Però è un sogno che tengo ben presente”.

Del gesto di CR7 dopo il ritorno di Champions a marzo, invece, vuole parlare?

“Il Cholo all’andata si rivolse al proprio pubblico, la tensione lo portò a quel gesto, non ce l’aveva con la Juve. Il gesto di Ronaldo fu differente, non rispettò la gente”.

L’Inter ha la difesa più forte d’Europa, come ha detto alla Gazzetta Julio Cesar?

“È un onore che si pensi questo. Ho conosciuto da poco i miei compagni. Ma già l’anno scorso ho visto molte partite di De Vrij e di Skriniar, sono spettacolari, ma lo penso pure di D’Ambrosio. Sono io che dovrò adattarmi rapidamente alla squadra: in un ruolo come il mio, l’empatia con i compagni di reparto è fondamentale, ci deve essere affinità”.

Si dice: il colpo di testa di Godin è un’opera d’arte.

“Non faccio allenamenti particolari, mi concentro ovviamente sulla forza e sull’esplosività. Ma il colpo di testa è differente a seconda della zona di campo: in difesa mi aiuta il grande timing (tempismo, ndr) che ho sulla palla. In attacco invece devi essere aggressivo, in area avversaria devi andare solo con l’obiettivo di far gol. E, poi, certo devi avere un feeling con chi fa il cross”.

Godin è molto poco social, sembra quasi in controtendenza con il calcio moderno.

“Non do giudizi. Ma non mi piace mostrare troppo del privato, ritengo giusto fare così”.

Abbiamo detto di Simeone. Ma chi l’ha spinta ancor di più verso l’Italia?

“Mio suocero è Pepe Herrera, ha giocato a Cagliari con Francescoli. Ha un ricordo strepitoso della Serie A, con lui ho parlato a lungo. E poi c’è mia moglie: è nata a Cagliari, lei parla italiano, io ancora no…”.

La Gazzetta dello Sport