Il conduttore tifoso dell’Inter aggredito dagli ultras del Verona: “Mai più al Bentegodi”

0
33
conduttore-tifoso-inter-picchiato-da-ultras-verona

Brutto episodio al termine dell’anticipo di campionato vinto venerdì sera dall’Inter a Verona: il giornalista e conduttore televisivo Fabrizio Nonis è stato aggredito e picchiato (subendo una perforazione del timpano) insieme al figlio di 22 anni. Le sue parole: “Siamo usciti dallo stadio contenti e felici per aver visto una bella partita. Era da due anni che non andavamo allo stadio. Io tifo Inter e seguo anche l’Udinese – racconta il conduttore al Corriere Veneto -, grazie alla mia attività professionale ho avuto modo di conoscere e frequentare molti giocatori come Andrea Ranocchia e Kevin Lasagna. Li avevo sentiti in settimana ed eravamo riusciti a recuperare due biglietti sotto la tribuna stampa per la prima partita da vedere assieme. Stavamo ricordando l’ultima trasferta al Bentegodi, 11 anni fa, quando la squadra della nostra città, Portogruaro, era in serie B. E di quella trasferta non avevamo un bel ricordo della tifoseria gialloblù. Abbiamo visto che c’era all’angolo un bar dove ci saranno state centinaia di persone, tutte ammassate e senza mascherina che discutevano della partita e bevevano. Ho immaginato che fosse un luogo di ritrovo degli ultrà dell’Hellas e ho preferito dire a mio figlio Simone di fare un giro più largo. Premetto che quando andiamo allo stadio non portiamo mai bandiere, sciarpe ed evitiamo abiti che possano richiamare i colori sociali delle squadre in campo”. 

AL BENTEGODI MAI PIU’

“Tutti con t-shirt o polo o cappellini dell’Hellas si erano messi a cerchio per bloccare le vie di fuga. Noi, cadendo, eravamo in mezzo a due auto parcheggiate. E lì hanno cominciato uno dopo l’altro a darci calci. Ai fianchi, alle gambe, al volto. Le auto un po’ ci proteggevano. Io con le ultime energie che avevo ho urlato: ’Ma che state facendo, siamo veneti anche noi’ per fugare ogni dubbio che appartenessimo alla tifoseria della squadra avversaria. E giù altri calci. Questa partita era importante, con mio figlio avevamo detto che sarebbe stato bello adesso che si può andare a seguire anche il Venezia. Invece di una cosa sono sicuro. Allo stadio di Verona non ci torno mai più, amo questa città, avevamo anche cenato in una pizzeria vicino a San Zeno per andare a salutare l’amico chef Giancarlo Perbellini. Ma non è possibile vivere un’esperienza simile”. 

Corriere Veneto

TI POTREBBE INTERESSARE ANCHE:

Inzaghi: “Dzeko, Dumfries e Correa in pochi giorni? Brava la società”