Il figlio di Peppino Prisco: “Lo juventino più stimato da papà? L’arbitro. Vi racconto la storia delle monetine”

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Luigi Prisco, figlio della leggenda nerazzurra Peppino, ha parlato quest’oggi ai microfoni de La Gazzetta dello Sport alla vigilia del cosiddetto “Derby d’Italia”, una gara che sicuramente l’avvocato e dirigente della Beneamata, scomparso nel 2001, avrebbe vissuto con grande entusiasmo. Queste le sue parole:

“Il Peppino prima di partite come queste dissimulava, le viveva senza apparente preoccupazione, lavorava pure la domenica. Non l’ho mai chiamato papà neppure a casa. Peggio il Milan o la Juve? Fino al 1951 la vera rivalità era con i bianconeri. Poi da quello scudetto regalato al Milan la Juve è diventata meno fastidiosa. È che il milanista ce l’hai in casa, lo juventino no. Lo juventino che incontri a Milano ti parla con voce dimessa, quasi voglia scusarsi. Peppino diceva ‘non c’è più cretino che un milanese juventino’. Una volta allo stadio contro la Juve perse la bussola. Erano gli anni Ottanta. Aveva in tasca monetine, cominciò a tirarle ai dirigenti della Juve. E urlava ‘volete pure queste?’ Se c’era anche Boniperti? Sì, ma Peppino non ce la fece a resistere. Stimava Giampiero: lo sa che fu il primo a fargli gli auguri per gli 80 anni?”.

L’INTERISTA MAI JUVENTINO

“Prima parlo per me: mio padre mi ha nascosto l’esistenza delle altre squadre. Gli chiedevo del Milan, o dell’Atalanta, e lui rispondeva: ‘Sono quelli che devono perdere con noi’. Praticamente, l’Inter come gli Harlem Globetrotters. In assoluto: la Juve per il suo tifo, diffuso tra gli operai meridionali delle fabbriche torinesi, era come i circenses degli Antichi Romani. Questi poveri cristi dovevano pur avere qualche soddisfazione…e le soddisfazioni dovevano essere garantite, così uomini chiave Juve venivano piazzati in posizioni di potere. L’Inter, invece, al potere è sempre stata allergica. Il campione più amato e lo juventino più stimato da papà Prisco? Meazza, nessuno come lui…invece lo juventino più stimato…l’arbitro”.