Inter, quando Ibrahimovic disse: “Bisogna rompere questi dannati clan”

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Anni fa Zlatan Ibrahimovic scrisse nella sua autobiografia dei gruppetti che si erano formati nello spogliatoio dell’Inter, che lui cercava di combattere. Tre campionati disputati e tre scudetti vinti da protagonista con gol pesantissimi segnati in tutte e tre le stagioni, in cui soprattutto il Milan, la Juve ma soprattutto la Roma provarono a lottare con la Beneamata. Ibra vinse anche due supercoppe italiane e segnò 57 gol in 88 partite di campionato, con il titolo di capocannoniere della Serie A nel 2008-2009. Poi ci fu lo scambio con Samuel Eto’o e il passaggio al Barcellona, poi sappiamo come finì..

Dunque, le stagioni interiste di Ibrahimovic furono molto contrassegnate da grandi lotte interne con il resto dello spogliatoio, che il giocatore svedese detestava come scrisse nel suo libro: ‘Io Ibra‘. Ibra voleva che il gruppo fosse unito, ma secondo lui non era così e sin dal suo arrivo cercò di rompere quei gruppetti consolidati:

“Quando ho saputo dell’interesse dell’Inter ero molto felice: quand’ero piccolo ero un tifoso nerazzurro. Sono un vincente, lo sono sempre stato e adesso lo sarò con l’Inter. Una squadra molto forte nella quale per me è un grande onore giocare. Ma la vera sfida era rompere quei ca**o di gruppetti di argentini e brasiliani. Bisognava rompere questi dannati clan. Non si può vincere se lo spogliatoio non è unito. E non dipendeva soltanto dal fatto che io venivo da Rosengard, dove ci si mischiava senza problemi: turchi, somali, jugoslavi, arabi. Là in un angolo stavano seduti i brasiliani; gli argentini stavano in un altro e tutti gli altri in un terzo. Era una ca**ata. Così considerai come mio primo grande test da leader porre fine a quella situazione. Andavo in giro e dicevo: ‘Cos’è questa storia? Perché state lì seduti tra di voi come dei bambini?’. Lo dissi pure a Moratti”.

Io Ibra

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