La rivelazione di Mazzola: “C’era uno che all’Inter si vendeva le partite”

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Ricordi belli, di quando era campione affermato, e meno belli di quando era povero e con gli amici rubava le sigarette dei contrabbandieri per trovare le 500 lire necessarie a comprare il pallone per giocare per strada. La leggenda nerazzurra Sandro Mazzola si racconta al quotidiano Libero, dai primi calci nell’oratorio della basilica di Santo Stefano, a Vedano al Lambro, al ricordo del padre Valentino, scomparso nella tragedia di Superga. Queste le sue parole:

“Si era separato dalla mamma e io abitavo con lui a Torino. La mia prima partita nella giovanile dell’Inter fu un disastro. Dal campo si vedeva la basilica dove era precipitato l’aereo. Non riuscii a togliere lo sguardo da lì. Non presi mai palla. Ma Meazza, l’allenatore, non mi sostituì. A fine incontro, mi mise un braccio intorno al collo dicendomi: “Preocupes no, go capit töt”, non ti preoccupare, ho capito tutto. Quando andrò in Paradiso ci sarà una chiesa da cui uscirà mio padre. Mi verrà incontro e ci riabbracceremo. E gli domanderò: “Ma giocavo bene o no a pallone?”.

GIOCATORI IN PARADISO

“Nessuno sa davvero quanta beneficenza faceva, perché la faceva di nascosto. Ero a Napoli per una partita della Nazionale. Andai a messa e il parroco mi avvicinò per raccontarmi sottovoce che Maradona distribuiva tantissimi soldi e aiuti ai poveri, ma non lo si doveva dire”.

BENITO LORENZI

“Fu lui a portarmi all’Inter – dice Mazzola -. Era convinto che mio padre gli avesse fatto vincere due scudetti. Lorenzi era spesso convocato in Nazionale, ma non giocava mai. Allora papà parlò con il ct, che lo fece entrare in una partita. Gli era molto devoto, e per riconoscenza prese Ferruccio e me sotto la sua protezione. Pensava: se sono buono con i suoi figli, Valentino da Lassù mi farà vincere. Una volta siamo andati con lui anche da Padre Pio. Avevo dodici anni, partimmo con la 500 di Lorenzi, che era notoriamente spilorcio, da Torino. Lungo la strada avevamo paura perché Veleno insultava gli altri automobilisti, a volte si fermava per litigare. Padre Pio lo confessò. “Era dolce e gentile. Io mi emozionai, perché ero cresciuto con i racconti delle mie nonne sui suoi miracoli. Mi disse che tifava Toro e stimava molto il mio papà”.

VENDERE PARTITE

“Chi spedirei all’inferno? Ce ne era uno a San Siro. Però non le confesserò mai come si chiama. Gli dissi che non c’erano soldi in palio all’Inter. Picchiava pure duro alle caviglie. Il peggior peccato che possa commettere un calciatore è vendere una partita. Una volta uno dell’Inter aveva fatto apposta un autogol. Quando siamo scesi negli spogliatoi lo abbiamo quasi ammazzato di botte. Purtroppo allora accadeva più spesso, perché c’era molta povertà”, conclude Mazzola.

Libero

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