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Lucio: “Conte non ha né la faccia né il Dna dell’Inter. Mou grande uomo”

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José Mourinho, il Triplete, l’Inter di oggi e… Antonio Conte. Sono alcuni dei temi affrontati da uno degli eroi del Triplete nerazzurro, ovvero, Lucimar Ferreira da Silva detto Lucio intervistato dal sito Il Posticipo. Queste le sue parole: “Ho smesso di giocare a calcio a fine gennaio, poi sono andato un po’ in vacanza con la mia famiglia e purtroppo è scoppiato il coronavirus. Adesso sono a casa in Brasile con i miei cari. Sono tranquillo, quando questo momento passerà inizierò il corso da allenatore. Per cominciare questa carriera devo studiare molto perché giocare è una cosa, allenare è un’altra. Se sei stato un grande calciatore non è sicuro che sarai anche un grande allenatore. Io voglio imparare molto: so che devo farlo”.

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JOSE’ MOURINHO IL  MODELLO DI LUCIO

“Lo è come allenatore, come amico ma soprattutto come uomo. Mi piace il suo carattere. Ho imparato molte cose all’Inter insieme a José, ad esempio come gestire uno spogliatoio. Fare l’allenatore è difficile, bisogna lavorare con tanti giocatori forti e famosi che provengono da culture diverse: all’Inter c’erano brasiliani e argentini, Eto’o camerunese e Sneijder olandese. Mourinho ha fatto un grande lavoro: è stato lui l’artefice dei successi del 2010 e di quella Inter che ha vinto tutto”.

DOPO IL TRIPLETE

“Siamo stati un gruppo indimenticabile e per questo motivo siamo sempre in contatto. All’Inter ho giocato con tanti amici come Zanetti, un esempio per tutti i calciatori. Poi con gente di spessore come Sneijder ed Eto’o, Julio Cesar e Maicon che sono amici. Abbiamo in comune un’esperienza stupenda: quella Champions è stata un regalo di Dio. Vincerla è il sogno di tutti i giocatori. Quando sono arrivato in Germania nel 2001 sentivo parlarne sempre. Era così anche al Bayern: loro vincono il campionato ogni anno, per questa ragione l’obiettivo numero uno è la Champions. Tutti i calciatori che giocano in Europa sognano di vincerla. Poi l’Inter ha fatto il Triplete nel 2010: nessuna squadra italiana ci era riuscita prima. Esserci riusciti ha segnato la vita di tutti noi e continueremo a festeggiarlo anche quando saranno passati 15 e 20 anni”.

IL RAPPORTO CON L’INTER

“Mi dispiace tanto per come è finito il rapporto con l’Inter, io non volevo lasciare l’Inter, ma la società voleva cambiare tutto – spiega Lucio -. I giocatori del 2010 sono andati via e chi non lo ha fatto non si allenava con la squadra principale, ma da solo. Chi comandava voleva che ce ne andassimo: non ho mai capito il motivo. Nell’estate 2012 quando sono arrivato in Brasile ha cominciato a chiamarmi ogni 15 minuti Marco Branca per dirmi che dovevo trovare un’altra squadra. Quando le pressioni dell’Inter si sono intensificate un giorno è arrivata la proposta della Juve: la prima volta dissi ‘no’. Quando mancavano cinque giorni alla chiusura del mercato mi ha chiamato Conte. Mi volevano perché Bonucci rischiava una squalifica di due anni per calcioscommesse. Il mio ex rappresentante mi consigliò di andarci visto che l’Inter mi voleva mandare via. Non avevo altre opzioni: la mia famiglia viveva in Italia e decisi di accettare. Nelle prime 2-3 settimane a Torino però ho capito che era stata una scelta sbagliata: andare alla Juve è stato un errore“.

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CONTE ALL’INTER

“La situazione che si creata alla Juve quando c’ero io era comprensibile perché c’erano sei difensori della Nazionale italiana in rosa: Conte non avrebbe mai lasciato fuori uno di loro per mettere me, uno straniero. Lo considero un buon tecnico, sta facendo un buon lavoro anche se quando guardo le partite e lo vedo penso che non abbia la faccia e il Dna dell’Inter. Questa è una mia opinione ovviamente”, sottolinea Lucio.