Lukaku: “Potevo andare a Torino o a Milano, ma ho scelto l’Inter”

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Lunga intervista concessa da Romelu Lukaku, centravanti dell’Inter, ai microfoni di SkySports UK. Ecco le sue parole: “Quante lingue parlo? Ne parlo sette. È sempre stata una cosa abbastanza naturale per me. L’inglese per esempio l’ho imparato grazie al rap, il francese aiuta con altre lingue, lo spagnolo assomiglia al portoghese: e l’italiano è arrivato dopo”.

L’ULTIMA STAGIONE DI LUKAKU“Dovevo ritrovarmi, è stato un anno difficile per me nel lato professionale: le cose non andavano come volevo, dovevo ritrovare me stesso. Sono arrivato alla conclusione di dover cambiare. A marzo ho deciso e ho detto alla dirigenza di volere altro: non giocavo ed era meglio prendere strade separate. Ho preso la decisione giusta, anche perché lo United ha dato spazio a tanti giovani. Sapevo fosse finita: se ti conosci, quando non va sai che devi trovare altro. Io lavoro tanto, credo in me stesso: io analizzo le mie partite, sapevo di poter far meglio. Ora le cose vanno bene, ma devo avere la mentalità di migliorare: sono così”.

LE QUALITA’ MIGLIORI“Posso segnare con entrambi i piedi, quando arriva un cross in area posso essere pericoloso. E quando c’è tanto movimento attorno a me, come in nazionale, do il mio meglio. Il 3-5-2 di Conte è simile al 3-4-3 che usiamo col Belgio, ma è anche diverso perché in nazionale c’è molta più libertà di movimento, mentre qui devi essere in certe posizioni. Però alla fine l’importante è farsi trovare nella posizione giusta al momento giusto. Ma alla fine c’è il lavoro: ho obiettivi da raggiungere, sia con l’Inter che con il Belgio, mi alzo la mattina e voglio raggiungerli”.

GLI ALLENATORI MIGLIORI“Roberto Martinez e Ronald Koeman. Ora Antonio Conte e prima José Mourinho, sono dei grandi: Jose avrebbe potuto fare meglio se avesse avuto i giocatori che voleva. Poi c’è Steve Clarke: mi ha fatto esordire in Premier League a 19 anni. E poi non posso dimenticare il mio allenatore all’Anderlecht, che mi ha fatto giocare quando ero giovanissimo: ero in classe e mi chiamò per giocare in prima squadra. Sono un ragazzo dalla mentalità aperta, alla fine da calciatore devi fare quello che ti chiede il tuo allenatore: non ho avuto mai problemi con nessuno. E penso che questo dimostri la mia professionalità”.

CONTE“Vedo tutti entusiasti attorno a noi, però nello spogliatoio siamo molto concentrati sul nostro lavoro – dice Lukaku -. Ed è una buona cosa: ricordo i primi allenamenti, non ero abituato a questi livelli di intensità e di lavoro fisico. Si dice che la Premier League sia un campionato fisico, ma nessuno si allena così duramente come in Italia. Nelle prime due settimane dicevo al mio agente che soffrivo molto in allenamento, perché non avevo mai fatto questo tipo di lavoro, però Conte era sempre lì a sostenerci e ad incoraggiare ogni giocatori. Per me questa è una cosa molto speciale: a volte gli allenatori stanno lì a scherzare a bordocampo, mentre lui è lì che ti sprona a dare il massimo e finire l’allenamento. È per questo che noi non molliamo mai, fino alla fine: ci dà tanta energia, creiamo occasioni e abbiamo una grande difesa, per questo. Finalmente, posso raggiungere il mio pieno potenziale”.

IL DUELLO CON I BIANCONERI“Non possiamo commettere alcun errore da qui a fine stagione. La situazione è questa, stiamo cercando di fare questo, penso che la nostra squadra sia forte, ma non dobbiamo mai pensare di aver vinto alcuna partita. Conte ci prepara molto bene: ha vinto, sa cosa si deve fare per vincere. Stiamo concentrati sul lavoro e alla fine vedremo come sarà andata”.

IL MERCATO“Io sono andato all’Everton nell’ultimo giorno di mercato: decisi a tornare al West Bromwich ma poi mi chiamò Roberto Martinez e i miei genitori mi consigliarono di cercare un’altra sfida per vedere come fosse. Ho fatto bene, mi ha dato la possibilità di farmi vedere in Premier League. L’ultimo giorno non è stressante, se sai cosa succederà: è molto più divertente e stressante l’avvicinamento all’ultimo giorno. Come quest’estate: sapevo che sarei partito, ma sarei potuto andare sia a Torino (alla Juventus) che qui a Milano. Però io volevo venire all’Inter, e quando il mio agente me lo ha detto ho esclamato “Sì!”. Sono più stressanti gli ultimi due giorni, più che l’ultimo: a quel punto sai che qualcosa succederà”, conclude Lukaku.

SkySports UK