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Matteo Darmian, da gregario a protagonista assoluto

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Due indizi fanno una prova: dopo il goal decisivo contro il Cagliari, Matteo Darmian metto lo zampino sullo Scudetto dell’Inter anche con il goal di ieri contro il Verona. Due vittorie per 1-0, fondamentali quanto mai per la corsa verso il titolo.

Goal che dovevano essere segnati da gente come Lautaro Martinez e Romelu Lukaku, ed invece è lui la perfetta rappresentazione della volata dell’Inter: gregario, mai una parola fuori posto, impegno ed un miglioramento sotto tutti gli aspetti tecnico-tattici.

Lui è l’uomo di Antonio Conte per eccellenza: lo ha voluto lui, lo ha allenato in Nazionale qualche anno fa, ne ha fatto un simbolo della sua Inter e adesso si gode i frutti della sua scelta e della sua perseveranza. Ad inizio stagione c’era chi storceva il naso quando Conte lo preferiva ad Hakimi spesso e volentieri. Il marocchino è poi diventato titolare, ma Darmian ha sempre trovato spazio in un modo o nell’altro. A partita in corso, da titolare, terzo centrale di sinistra o di destra, esterno a tutta fascia a destra o a sinistra. Per lui è indifferente.

L’Inter lo ha prelevato in estate, rispettando un accordo che aveva stipulato verbalmente con il Parma già dalla stagione precedente. Nell’accordo previsto c’è l’obbligo di riscatto da parte dei nerazzurri per 2,5 milioni di euro, il giocatore già prima della stagione in corso ha firmato un contratto fino al 2024. E pensare che il simbolo dello Scudetto dell’Inter è un giocatore nato e cresciuto nel Milan: Darmian ha giocato in rossonero dal 2001 al 2009.

I rossoneri poi lo hanno lasciato per ripartire da Padova e Palermo, ma a 12 anni di distanza dall’addio al Milan è diventato un giocatore decisivo dell’Inter. Gli scherzi del destino…

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