PIF, il fondo saudita interessato all’Inter: patrimonio, Facebook e tanto altro

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Mentre la trattativa per la cessione dell’Inter da parte di Suning non è ancora approdata a nulla di concreto, emergono nuovi nomi relativi ai possibili acquirenti. L’ultimo in ordine di tempo è quello del fondo saudita PIF, che potrebbe inserirsi nella trattativa che attualmente vede in vantaggio il britannico BC Partners. Infatti, acronimo di Public Investment Fund, PIF sta pensando a comprare una quota di minoranza dell’Inter, fino al 30% del club. Non c’è stato ancora nessun accordo, ma di certo la famiglia Zhang sarebbe lieta di cedere solo una parte della società milanese, e manterrebbe in questo caso anche la maggioranza.


PATRIMONIO, FACEBOOK E DISNEY

PIF ha sede a Riyad la capitale dell’Arabia Saudita ed è uno dei più grandi fondi sovrani al mondo, ed ha un patrimonio stimato di 347 miliardi di dollari, ed è stato creato con lo scopo di investire per conto del governo dell’Arabia Saudita. Yassir al Rumayyan è l’amministratore di questo fondo che ha molteplici interessi, detiene anche quote di Boeing, Disney e Facebook. Anche se le aree maggiori interesse sono il trasporto aereo, il gas e il petrolio. Dunque, con “fondo sovrano” si intende un fondo d’investimento legato direttamente a uno stato e al suo governo, che nel caso dell’Arabia Saudita è rappresentato dalla famiglia reale Al Sa’ud, da cui la nazione prende il nome.

L’Arabia Saudita rispetto agli Emirati Arabi e al Qatar finora ha investito meno nello sport, ma ora molto è cambiato. A Jedda si terrà un Gran Premio di Formula 1 a fine stagione e pochi mesi fa il PIF fu a un passo dall’acquistare il Newcastle, glorioso club di Premier League. L’affare non si concluse a causa di numerose polemiche, le associazioni che si occupano di diritti umani, come Amnesty International sono stati molto critici, come lo stesso Qatar, che accusò di ‘pirataggio’ dei segnali di BeIN Media Group l’Arabia Saudita. La Premier League bloccò la trattativa.

“Non vogliamo sprecare le opportunità offerte dalla crisi”, spiegava all’epoca Al-Rumayyan, visto che grazie alla pandemia il fondo saudita ha potuto mettere le mani su importanti asset internazionali a prezzi relativamente stracciati. Tutto questo parte di un piano di sviluppo economico chiamato Vision 2030, che punta a rendere l’Arabia Saudita indipendente dal petrolio entro appunto il 2030.

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