Repubblica – La Serie A conta i positivi, ripartenza in salita

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In due giorni: un positivo al Torino, sei alla Fiorentna, quattro alla Sampdoria. E uno di questi, asintomatico, ha un parente infermiere… Altri tre casi di positività (due italiani, uno straniero) di una importante squadra di serie A sono in arrivo e potrebbero essere ufficializzati oggi. E’ il risultato dei tanti tamponi fatti nel mondo del calcio (solo i calciatori sono oltre 500), tamponi che in certe Regioni non si trovano nemmeno per i medici, figuriamoci per i cittadini.

“Se ne è parlato anche ieri durante l’incontro (interlocutorio) fra Figc e Cts, comitato tecnico scientifico – scrive la Repubblica -. Quando il professor Zeppilli, che guida la commissione voluta da Gravina, ha fatto notare che le società di serie A stanno già facendo un sacco di tamponi, e fra queste anche l’Atalanta, qualcuno degli scienziati ha storto il naso. Sì, perché appunto se non hai una azienda privata che te li fa (ce n’è una che ne garantisce 5000 al giorno, a pagamento ovviamente), per il comune mortale, soprattutto se asintomatico, sono ancora problemi seri”.

Ma il calcio, si sa, ha le sue risorse. Ed è normale che adesso vengano fuori tutti questi positivi perché si stanno facendo tanti esami, lo stesso succederebbe se si facessero ad un largo campione di popolazione. Ed è anche una fortuna che si scoprono ora, prima che le squadre vadano blindate in ritiro (quanto non si sa) e inizi il campionato. Lì sarebbe un problema serio.

“Sulla possibile ripartenza del calcio il comitato tecnico-scientifico sta valutando e sta prendendo in considerazione i protocolli che la Figc sta analizzando, quando ci sarà completezza su tutti i dati disponibili il comitato prenderà una posizione”, ha detto il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, Silvio Brusaferro, nel punto stampa all’Iss sull’andamento dell’epidemia.

“Quanto agli stadi è un grande affollamento di persone, è difficile immaginare riempire gli stadi, è un raduno di massa e al momento epidemico attuale, sebbene positivo, non si può. E’ stato consentito l’allenamento individuale, ora valutando l’andamento epidemiologico e guardando i protocolli che ci vengono sottoposti cercheremo di dare una risposta appropriata e sostenibile. Tenendo conto che viviamo in un contesto europeo dobbiamo cercare di armonizzarci”.

Il calcio è pronto a prendersi i suoi rischi pur di ripartire (il 18 maggio con gli allenamenti collettivi, il 13 giugno con il campionato, 124 partite ancora da disputare). “D’altronde, se aspettiamo i contagi zero non si gioca più, ma non si lavora nemmeno più, non si esce di casa…”, sostengono i presidenti che spingono per la ripartenza (altri frenano, bruscamente).

Luigi De Siervo, ad della Lega, si augura che nel giro di 40 giorni si possa giocare, ovviamente a porte chiuse, anche a Milano, Bergamo, Torino e Brescia. Ma intanto l’Atalanta ha proposto come campo neutro Reggio Emilia, dove già gioca il Sassuolo, e le altre società, come da noi spiegato tempo fa, sono pronte ad andare al Centro Sud, da Firenze sino a Lecce problemi non ce ne sono, e gli stadi non mancano. Questo il Piano B. Augurandosi che non si debba passare al Piano C, vale a dire la chiusura della stagione.