La Serie A e l’incubo dello stop: ecco cosa può succedere

0
91
inter-sassuolo-serie-a-ripartenza-a-giugno

Ora che il governo francese ha fermato il calcio, aggiungendo lo stop della Ligue 1 a quelli delle competizioni in Olanda e in Argentina, la Serie A non può più nascondere l’inquietudine crescente. I campionati sono sempre più in bilico anche in Belgio e in Scozia, la Serie C è virtualmente chiusa e la Serie B resta in sempre più disincantata attesa. Così la Serie A, suo malgrado, ha dovuto cominciare a valutare la possibilità che il campionato venga stoppato dalla pandemia.

Il nodo, al di là delle evidenti implicazioni sportive, è soprattutto legale ed economico. Se la decisione non arriva dalla Figc, ma è governativa, gli eventuali contenziosi, a cominciare da quelli sul pagamento dei diritti tv, sul taglio degli stipendi e sui contratti in scadenza, in teoria possono essere evitati da Federazione e Lega.

“In verità – spiega la Repubblica -, i contrasti tra le società divise sul tema della ripresa o della sospensione definitiva del torneo – confermano che il rischio di finire in tribunale resta comunque alto per tutti i soggetti coinvolti. In ogni caso è diventato necessario il piano alternativo: per chiudere con una classifica ratificata il campionato, per assegnare i posti per le coppe europee, per stabilire chi retrocede in serie B e chi dalla B viene promosso”.

LE CLASSIFICHE

L’Uefa avrebbe ancora intenzione di fare concludere ad agosto, dal 3 al 29, l’edizione di Champions ed Europa League in corso: l’Atalanta è già qualificata ai quarti di finale della Champions, Napoli e Juve devono giocare il ritorno degli ottavi e così pure Inter e Roma in Europa League. Ma al governo del calcio europeo preme anche di conoscere, al massimo entro il 2 agosto, i nomi delle squadre da iscrivere all’edizione 2020-21 delle coppe.

“Nyon non ignora il rischio che la pandemia non permetta la regolare conclusione dei campionati nazionali – spiega il quotidiano -. Per questo ha aperto sia al cambiamento del format, cioè di fatto all’istituzione di playoff e playout anche dove (come in Italia) non sono previsti, sia alla ratifica, da parte delle singole Federazioni calcistiche e delle Leghe nazionali, di classifiche a tavolino. La data ultima per comunicare la decisione in materia è il 25 maggio. Non resta dunque più molto tempo per comunicare se la Serie A andrà avanti e, se sì, con quale formula. Gli allenatori sono preoccupati: più si va avanti, più si concretizza il rischio di una preparazione atletica troppo breve e dei relativi infortuni”.

COPPA ITALIA E SERIE A

“La Lega confida che si possa ricominciare il 9 e il 10 giugno, col ritorno delle semifinali di Coppa Italia Juventus-Milan (1-1 all’andata a San Siro) e Napoli-Inter (1-0 all’andata, sempre a Milano). E che il campionato possa riprendere il 14 giugno. Se così fosse, il torneo si potrebbe completare quasi normalmente, entro fine luglio, con la disputa delle 12 giornate che restano (più recuperi). Se però gli allenamenti slittassero ancora, magari fino allo stop definitivo, la soluzione a tavolino diventerebbe obbligatoria. Con l’incognita aggiuntiva, per le 5 squadre interessate, di come prepararsi alla coda agostana di Champions ed Europa League, voluta dall’Uefa”.

NIENTE SCUDETTO

Al momento la sola ipotesi prevista è il congelamento della classifica. Resta da stabilire con quali criteri: quella cristallizzata oggi (ma ci sono 8 squadre con una partita da recuperare) o quella fissata dalla media punti?

“L’assegnazione dello scudetto – scrive la Repubblica -, non pare molto controversa. E’ difficile che venga attribuito alla Juventus, in testa dopo 26 giornate con 63 punti, uno in più della Lazio. E’ molto più probabile che il campionato 2019-20, se verrà fermato definitivamente, rimanga senza un vincitore, come in Olanda (l’Eredivisie ha deciso che l’Ajax, primo a pari punti con l’Az Alkmaar, non vinca il torneo). Non si può invece soprassedere all’assegnazione dei posti delle coppe. E qui spunta il primo nodo delicato. L’Uefa lascia un margine di discrezionalità ai singoli Paesi confederati, pur indicando l’obbligo di criteri di “trasparenza, sportività ed equità”.

Tradotto, non è possibile ricorrere a sorteggi o a meccanismi, come il coefficiente Uefa, che contravverrebbero all’altro requisito richiesto da Nyon: che il criterio scelto non sia “discriminatorio” e che non si presti alla “percezione pubblica di iniquità”.

POSTI IN CHAMPIONS

“I 4 posti per la Champions, perciò, non potrebbero non andare a Juventus, Lazio, Inter e Atalanta, che è quarta con 3 punti in più della Roma e ha giocato una partita in meno, così come non ci sarebbero dubbi sui 2 posti dell’Europa League da assegnare attraverso il campionato: andrebbero alla Roma, quinta, e al Napoli, sesto. Il fatto che ci siano ben 8 squadre con una partita da recuperare (Inter, Atalanta, Verona, Parma, Sassuolo, Cagliari, Torino e Sampdoria in ordine di classifica) rende equo il criterio della media punti, che non sposta comunque la graduatoria delle prime 6 da iscrivere alle coppe: Juventus (media 2,42), Lazio (2,38), Inter (2,16), Atalanta (1,92), Roma (1,73) e Napoli (1,50)”.

la Repubblica