Serie A, un mese per dare certezze alla stagione

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Tra i rischi al centro dei pensieri dei presidenti della Serie A c’è quello penale. Nell’eventualità di nuovi contagi tra i calciatori e i membri dello staff, se e quando ricominceranno allenamenti e partite, sussiste in effetti la possibilità che il club e chi lo rappresenta sul versante della sicurezza sul lavoro sia chiamato a rispondere sul piano civile e non solo: i dirigenti potrebbe essere considerati responsabili sul piano penale.

LA PAROLA DELL’ESPERTO

Giampiero Falasca, avvocato giuslavorista esperto di sport e collaboratore del Sole 24 Ore, spiega tutto dopo i dubbi in merito sollevati dai medici delle squadre: “Un caso del genere potrebbe esser considerato infortunio sul lavoro, come ha precisato il Decreto Cura Italia, anche se non tutti i contagi sarebbero fonte di responsabilità, se i club dimostrano di aver messo in campo tutte le cautele”.

“Gli sportivi professionisti – spiega Falasca -, sono lavoratori dipendenti, e le società di calcio hanno il dovere di adottare, nei loro confronti, tutte le misure idonee a tutelare la loro salute. Non basta applicate un protocollo sanitario, per quanto ben scritto, per ritenersi adempienti rispetto a questa obbligazione. La giurisprudenza, civile e penale, è molto esigente con i datori di lavoro, e ritiene necessario che questi siano in grado di applicare, in ogni momento, il massimo della tutela possibile per prevenire la sicurezza dei dipendenti”.

RISCHIO CONTAGIO

Cosa accadrebbe perciò nel caso di contagio di un calciatore della Serie A durante la ripresa dell’attività? Secondo l’esperto “un caso del genere potrebbe essere considerato un infortunio sul lavoro, come ha precisato l’articolo 42 del Decreto Cura Italia che ha incluso l’infezione Covid-19 nella nozione – fa notare Falasca -. In presenza di tale evento, la società sportiva potrebbe essere chiamata a rispondere sul piano civile, rimborsando tutti i danni non coperti da Inail, e anche su quello penale: i dirigenti potrebbe essere considerati responsabili sul piano penale per non aver adottato tutte le cautele necessarie a impedire l’evento. Ovviamente, non tutti i contagi sarebbero fonte di responsabilità: le società e i loro dirigenti potrebbero liberarsi di ogni accusa dimostrando di aver messo in campo tutte le cautele necessarie a prevenire il contagio”.

LA POSIZIONE DELLA FIGC

Dal canto suo la Figc ha sottolineato che gran parte delle segnalazioni pervenute la scorsa settimana alla Commissione medico scientifica della Federcalcio da 17 medici dei club di Serie A riguardanti il protocollo per la ripresa degli allenamenti sono state già recepite dal gruppo di lavoro presieduto dal professor Paolo Zeppilli e sottoposte lo scorso 22 aprile al ministro dello Sport, Spadafora, per un’analisi approfondita e in via di miglioramento.

La Figc fa riferimento alla lettera inviata lo scorso 19 aprile, il giorno delle dimissioni di Rodolfo Tavana (responsabile sanitario del Torino) dalla Commissione, dai 17 medici sociali dei club al prof. Zeppilli. Lo stesso Zeppilli la mattina del giorno successivo ha risposto proprio a Tavana in merito alle segnalazioni pervenute. Da via Allegri, insomma, si fa notare che la questione è stata già affrontata e discussa con spirito di collaborazione e si teme quindi una strumentalizzazione della situazione.

LA POSIZIONE DELLA UEFA

Intanto l’Uefa, ribadendo quanto detto dal comitato esecutivo
il 23 aprile, ha inviato una lettera alle federazioni fissando
1 mese di tempo per comunicare il piano, la data e il format di
ripresa dei campionati. Un mese quindi per dare delle certezze per arrivare al termine dei campionati nazionali.

Sole 24 Ore