Zaccheroni: “Da piccolo andavo a letto pensando all’Inter. Ecco perché al Dall’Ara smisi di tifarla”

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L’ex allenatore dell’Inter Alberto Zaccheroni ha parlato ai microfoni di Gianlucadimarzio.com ricordando l’episodio che vide protagonista suo papà Adamo, grande tifoso nerazzurro: “Ho messo piede su un campo sportivo che facevo già la terza media. Mio padre non voleva che giocassi a calcio. Dissi a mia madre  che sarei andato a giocare anziché fare due ore di educazione tecnica. Lei mi coprì, ma qualche dirigente al bar se la cantò. Tornai a casa e vidi mio padre Adamo sulla porta. Ricordo ancora quello schiaffone”.

Poi aggiunge: “Andai a giocare a Bologna e mi ammalai di tubercolosi. Dieci anni prima sarei morto, ma per fortuna – dieci anni dopo – esisteva una cura. Quindi, il calciatore Zaccheroni finì presto anche perché c’era da guardare l’albergo di famiglia. Che mio padre chiamò Ambrosiana, il vecchio nome dell’Inter. Avrebbe voluto chiamarlo Internazionale, ma ne esisteva già uno a Cesenatico”.

Lo aveva aperto Giorgio Ghezzi, cittadino di Cesenatico e storico portiere nerazzurro negli anni’50: “Era soprannominato Kamikaze e fu uno degli idoli di papà Adamo che trasferì l’amore per l’Inter. Pensate che andavo a letto e pensavo solo nerazzurro. Conoscevo ogni cosa dell’Inter degli anni ‘60”. 

Poi all’improvviso, Alberto smise di essere tifoso: “Si accadde quando mio padre venne a vedermi giocare per la prima e unica volta. Lo stesso giorno in cui il Bologna di Savoldi, quello dei grandi, giocava contro l’Inter. E lì al Dall’Ara, quel giorno stesso, smisi di tifare Inter. Me ne accorsi perché non esultai al gol e festeggiai quello del Bologna. Dopo iniziai a tifare Fiorentina. Una volta nel campionato riserve mi toccò marcare Chiarugi. Una scheggia, dopo quella partita lo iniziarono a chiamare in prima squadra. E vinsero lo scudetto. Da cinquant’anni tifo sempre chi fa giocare i giovani. Metterli dà freschezza. Come quella Fiorentina”, conclude Zaccheroni.

Gianlucadimarzio.com

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