Zazzaroni: “Dal Pino, amico di Fienga e Lotito, hai scherzato col fuoco”

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Ivan Zazzaroni, sul Corriere dello Sport, prova a commentare le polemiche che hanno coinvolto il presidente della Lega Serie A, Dal Pino:

“Caro neo presidente – comincia Zazzaroni -, prima che la considerino il presidente neo (è già a buon punto) la invito a rispondere a questa semplice ma inevitabile domanda: chi gliel’ha fatto fare?

Conoscenze comuni la descrivono come una persona davvero perbene e un manager preparatissimo, e allora risponda: perché si è voluto infilare in ‘sto pollaio rischiando di macchiare una carriera invidiabile? Si sa che a convincerla sono stati gli amici (suoi) Fienga e Lotito i quali, sacrificando concorrenza e umori capitolini a interessi superiori, di cassa, l’hanno imposta non senza difficoltà a un’opposizione debole. Per questo motivo le suggerisco di cancellare i loro numeri di telefono: non si sono dimostrati amici-amici, come avrebbe detto mio padre. Non le hanno raccontato tutta la verità sui cortocircuiti dell’assemblea condominiale di via Rosellini, le hanno nascosto la portata degli scazzi, il livello del linguaggio e altre bassezze.  Ci ha pensato Steven Zhang, da fuori, a consegnarle un bignamino dandole del «pagliaccio vomitevole», invitandola a vergognarsi e spiegando – ieri, a Londra – di non essere stato affatto duro («esagerate le mie parole? No, troppo leggere»).

Caro Dal Pino, la Lega calcio non è un posto per chi è abituato a verticalità stabilite e condivise: la parola “sistema”, in Lega, è soltanto la coniugazione del verbo sistemare. In tutti i sensi e talvolta per sempre.

Mi ascolti: saluti l’imbarazzante compagnia di (presa in) giro, la lasci alle beghe da cortile che ne consentono la sopravvivenza: tra poco ci sarà la madre di tutti i conflitti, la discussione sui diritti tv (segue varie ed eventuali), e allora saranno augelli senza zucchero. Lei ha certamente commesso un errore grave cercando di spostare Juve-Inter di un giorno per permettere l’ingresso del pubblico, in prevalenza juventino. Nel momento meno indicato, nel quale il tema della salute pubblica prevale su tutto e tutti, ha scherzato col fuoco delle divisioni tifo-politiche: immagino che se ne sia accorto. Se lo segni: i venti signori del calcio non hanno bisogno di un manager in grado di decidere per tutti. In Lega i super partes diventano subito “di partes” e ricevono una maglia, di solito a strisce. Il condominio Rosellini non è fatto per un amministratore unico: se l’ascensore per la Champions è guasto, o uno scalino per la B scricchiolante, si litiga alla morte fino a quando non prevale la volontà del più presente e preparato. Che di solito, non sempre, è il suo ex amico Lotito”, conclude Zazzaroni.