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Sabatini: “Bastoni diventato vittima, è paradossale. Due sono le vere vittime”

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Il caso Bastoni continua a tenere banco dopo i fischi indirizzati al difensore dell’Inter in seguito agli strascichi legati alla vicenda con Kalulu. Sandro Sabatini, intervenuto nel programma Sportium, ha offerto la propria lettura della situazione, contestando apertamente la narrazione che si è sviluppata attorno al centrale nerazzurro e l’idea che sia stato trasformato in una sorta di “vittima” del contesto mediatico e sportivo.

Secondo il giornalista, infatti, non ci sarebbe alcuna reale necessità di costruire questa immagine attorno al giocatore, ritenendo anzi che tale etichetta sia fuori luogo e forzata rispetto ai fatti. Sabatini ha anche sottolineato come questa dinamica potrebbe avere strascichi anche sul piano psicologico del calciatore, ben oltre il momento dei fischi, che tutti auspicano possano presto terminare. Ha inoltre espresso perplessità anche sulle condizioni complessive di Bastoni, sostenendo che non fosse al meglio sotto il profilo fisico, tecnico e mentale per affrontare determinati impegni con la Nazionale.

Nel suo intervento ha poi criticato anche la gestione narrativa del caso, evidenziando come si sia parlato eccessivamente di “gogna mediatica”, termine che a suo dire non rispecchierebbe correttamente la realtà dei fatti. Infine ha ribadito che, a suo giudizio, le vere vittime della situazione sarebbero altre, individuando in Kalulu e nell’arbitro le figure più penalizzate, respingendo quindi l’idea di un Bastoni “vittima” costruita attorno alla vicenda:

“E’ paradossale che Bastoni sia ormai descritto come una vittima. Non c’era alcuna esigenza di costruirgli attorno questo ruolo e penso che, anche quando i fischi si placheranno – cosa che ci auguriamo tutti – ne porterà comunque le conseguenze. A mio avviso non era nelle condizioni ideali, né sul piano fisico né su quello tecnico e mentale, per essere impiegato in Nazionale. L’Inter ha continuato a parlare di gogna mediatica, e ancora adesso parla di gogna mediatica. La gogna mediatica è un’altra cosa. Le vere vittime sono Kalulu e l’arbitro, trasformare Bastoni in una vittima con la gogna mediatica anche no”.

Melli non ha dubbi: “Palestra e Dumfries? La differenza è evidente”

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Intervenuto ai microfoni di News.Superscommesse.it, Alessandro Melli ha analizzato alcune delle principali questioni legate all’Inter, soffermandosi in particolare su Marco Palestra e Hakan Calhanoglu. Parlando del possibile approdo del giovane esterno dell’Atalanta in nerazzurro dopo l’addio di Dumfries, Melli ha espresso qualche perplessità sulla valutazione del giocatore:

“Si tratta di un ragazzo interessante e con prospettive importanti, ma 50 milioni di euro rappresentano una cifra molto elevata. Dumfries assicurava non solo spinta sulla fascia, ma anche gol, forza fisica e grande efficacia nel gioco aereo. Al momento Palestra non ha ancora dimostrato di poter garantire questo tipo di rendimento”.

L’ex attaccante ha poi sottolineato come il club milanese debba continuare a crescere senza apportare cambiamenti radicali all’organico: “L’Inter ha bisogno di rinnovarsi, ma senza stravolgere una squadra che resta altamente competitiva. A mio parere il livello dei nerazzurri è molto vicino a quello delle migliori formazioni europee. Nell’ultima Champions League ha pesato soprattutto una condizione atletica non ottimale in una fase decisiva della stagione. In circostanze diverse avrebbe potuto spingersi ancora più avanti nel torneo”.

Sul futuro di Hakan Calhanoglu, invece, Melli non ha dubbi: “Lo confermerei volentieri per un’altra stagione. È un calciatore esperto, intelligente e sempre disponibile nei confronti della squadra. Sa quando è il momento di stringere i denti e quando è preferibile gestire le energie”.

Infine, l’ex Parma ha elogiato anche il profilo umano del centrocampista turco: “Non ha mai creato problemi e ha sempre dimostrato grande professionalità. Se la sua intenzione è quella di restare, per l’Inter sarebbe una risorsa preziosa, perché possiede ancora qualità tecniche in grado di fare la differenza anche entrando dalla panchina”.

Zazzaroni: “Oaktree parla di Champions, ma almeno conosce il celebre detto?”

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In prima pagina sul Corriere dello Sport, Ivan Zazzaroni ha dedicato un’ampia riflessione alle differenti strategie e prospettive di mercato di Inter e Real Madrid, evidenziando come due club accomunati da grandi ambizioni internazionali si trovino oggi a operare in contesti economici profondamente diversi. Attraverso un paragone diretto, il giornalista ha sottolineato il contrasto tra la capacità d’investimento della società spagnola e i limiti entro cui è costretta a muoversi quella nerazzurra, nonostante il recente successo in campionato:

“Il torneo è lo stesso e gli obiettivi sono analoghi. Eppure le differenze sono evidenti. Da una parte c’è il Real Madrid, un club che ha superato il miliardo di euro di fatturato e può contare sulla leadership di Florentino Perez, rieletto con il 63% dei consensi. Archiviato il successo elettorale, il presidente madrileno ha investito subito 15 milioni per riportare José Mourinho sulla panchina blanca e, dopo gli arrivi di Dumfries e Konaté, ha promesso un ulteriore colpo da 150 milioni scegliendo tra Olise, Joao Neves, Vitinha o persino Julian Alvarez, desideroso di lasciare l’Atletico Madrid.

Dall’altra parte c’è l’Inter campione d’Italia. I nerazzurri hanno dovuto rinunciare proprio a Dumfries e hanno incassato il rifiuto del Liverpool per Curtis Jones: i 20 milioni offerti non sono bastati di fronte alla richiesta di 30. A frenare costantemente il club resta la linea imposta dal fondo Oaktree. Sebbene si parli spesso di Champions League e grandi traguardi, non sembrano esserci aperture per investimenti superiori ai 20-25 milioni di euro su un singolo giocatore. Per arrivare a Palestra, ad esempio, ne servirebbero circa 50.

Il celebre detto recita “fare le nozze coi fichi secchi”. Oggi, però, la sensazione è che all’Inter si debba fare ancora di più, cercando di costruire competitività con risorse sempre più limitate”, ha concluso.