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Quando Vagnati disse: “Bremer-Juve? Penso faccia scelte diverse, posso dirlo senza ombra di dubbio”

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Alla fine il Torino ha accettato l’offerta da 40 milioni di euro più sette di bonus della Juve per Gleison Bremer. Ora, il club bianconero dovrà trovare l’intesa con gli agenti del centrale brasiliano, ma il sorpasso ai danni dell’Inter, che aveva messo sul piatto 30 milioni di euro più bonus, oltre al cartellino di Cesare Casadei valutato 7,5 milioni di euro, è stato operato. Lo riporta Sky Sport. Ma se torniamo indietro di qualche mese, al Torino erano convinti che Gleison Bremer non sarebbe mai andato nell’altra squadra della città: lo assicurava proprio il direttore sportivo dei granata Davide Vagnati.

Infatti, il ds granata alla domanda diretta rispose così ai microfoni di Dazn: “Bremer alla Juve dico di no – la risposta di Vagnati -. Un giocatore che ha indossato la maglia granata e l’ha sudata con grandissima professionalità come lui, penso faccia scelte diverse. Questo lo posso dire senza ombra di dubbio”. 

Fine.

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Steven Zhang nel mirino dei creditori: deve ripagare 250 milioni

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Il presidente dell’Inter Steven Zhang ha perso una causa giudiziaria a Hong Kong nei confronti di alcuni creditori, rendendolo responsabile per 255 milioni di dollari (circa 250 milioni di euro) di debito. Il figlio di Zhang Jindong, scrive il quotidiano di Hong Kong South China Morning Post e riportato da Calcio e Finanza, è stato citato in giudizio dai creditori lo scorso agosto per recuperare 255 milioni di dollari di prestiti e un’obbligazione inadempiente che ha garantito, impegni che ha successivamente rinnegato, adducendo falsità e ignoranza.

Zhang ha infatti garantito il rifinanziamento di 255 milioni di dollari di prestiti e obbligazioni firmati nel 2020, in una operazione conclusa con la China Construction Bank (Asia) Corporation Limited a favore della Great Matrix Ltd, società interamente controllata dallo stesso Zhang. Operazione che, nel corso del procedimento, Zhang ha rinnegato: in sua difesa, Zhang ha infatti affermato che le firme sui documenti di garanzia di rifinanziamento erano contraffatte e di non essere a conoscenza del rifinanziamento, affermazione che il giudice ha respinto.

“Zhang ha avanzato una vaga affermazione secondo cui sembra che alcuni membri del personale coinvolti nel progetto che avevano rapporti con la Banca potrebbero aver falsificato la mia firma per firmare a nome di Great Matrix e me stesso per assistere con il rifinanziamento”, si legge nei passaggi del verdetto.

Nel corso del processo, inoltre, è stato chiesti una perizia da parte di un esperto sulle firme da parte di Zhang nei documenti: perizia che ha spiegato come 5 delle 6 firme sull’accordo fossero state effettuate dallo stesso Zhang, mentre la sesta era stata aggiunta in una copia elettronica.

“Non c’è dubbio che Zhang abbia partecipato al finanziamento originario del progetto, e per il quale aveva dato le sue garanzie personali”, il giudice dell’Alta Corte l’on. Anthony Chan ha detto nel suo verdetto. “Considerato in tale ottica, il tentativo di Zhang di prendere le distanze con il rifinanziamento ha scarso merito”.  Il verdetto mette i creditori nella posizione di rivendicare i 255 milioni di dollari dovuti da Zhang, oltre a interessi e costi. Inoltre, China Construction Bank (Asia) ha intentato una causa civile a Milano chiedendo al tribunale locale di invalidare una rinuncia del febbraio 2019 allo stipendio per Zhang nel suo ruolo da presidente dell’Inter, che aiuterebbe i creditori nel loro tentativo di recuperare i loro beni.

Anche altri creditori hanno messo nel mirino Suning. Un gruppo di obbligazionisti, tra cui la Bank of Shanghai e la Guangdong Huaxing Bank, hanno raccolto almeno il 25% dei titoli per richiedere il pagamento immediato, secondo quanto riportato dal South China Morning Post lo scorso anno, citando persone che hanno familiarità con il piano.

Calcio e Finanza

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Pedullà attacca Suning: “Su di loro ho dei grossi dubbi”

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Durante la consueta puntata dedicata al calciomercato, in onda su Sportitalia, l’esperto Alfredo Pedullà ha attaccato la proprietà Suning, ovvero la famiglia Zhang. Queste le sue parole:

“Io sulla proprietà Suning ho dei dubbi grossi perché così mandi in difficoltà chiunque, persino il miglior direttore sportivo del pianeta – esordisce Pedullà -. Noi possiamo accompagnare le trattative ma non mettiamo le firme, Bremer è la sintesi di una incompiuta clamorosa, se non hai disponibilità di chiudere l’affare, fai semplicemente delle brutte figure”.

LA RISPOSTA DI CRISCITIELLO

Il conduttore del programma Michele Criscitiello non condivide il pensiero del giornalista che risponde così: “Non sono d’accordo, in questo caso io difendo Suning, perché, appunto, le colpe non sono di Suning. Se io proprietà ti dico che devi vendere prima di acquistare, le colpe le ha la dirigenza e non il proprietario. Ad oggi ancora non hanno piazzato nessuno. La Juve vende De Ligt e chiude Bremer, semplice”.

LA RIVOLTA DEI TIFOSI

Non mancano le repliche dei tifosi delusi dalla proprietà: “200 milioni di vendita un anno fa della quale sono stati reinvestiti 30 milioni e oggi non spendi più di 30 per Bremer zio ma di cosa stiamo parlando dai”, scrive un utente deluso. C’è che attacca Pedullà: “Eh no. Ora non leccare il cu*o perché sai che noi siamo contro la società. A Zhang ci pensiamo noi ad insultarlo e a dire che non è buono. Te non hai fatto il tuo lavoro perché non tutti sono scivolati nella stessa trappola”. Infine un altro tifoso aggiunge: “Si ribellano pure i giornalisti alla sciatteria di questa proprietà. Stiamo toccando il fondo”.

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