Romelu Lukaku non sta più nella pelle, è più carico che mai. L’attaccante belga è tornato all’Inter con obiettivi ambiziosi: “Non sono un individualista, penso sempre alla squadra – ha detto Romelu ai microfoni di Inter TV -. Voglio che l’Inter vinca: farò tutto il possibile sia in allenamento sia in campo per far vincere l’Inter. Un messaggio per i tifosi? Sono contento di tornare qui: darò tutto ogni giorno per far felici di nuovo i tifosi e i miei compagni”. Così, il bomber belga ha iniziato ad allenarsi in anticipo (la squadra si ritroverà ad Appiano il 6 luglio) per farsi trovare pronto al momento del ritiro. Lukaku, infatti, sta trascorrendo questi ultimi giorni di vacanza con il nuovo compagno André Onana, come testimoniato dalle immagini condivise sulle storie Instagram.
Henrikh Mkhitaryan è ufficialmente un nuovo giocatore dell’Inter. Questo il comunicato pubblicato dal club nerazzurro:
“C’è un mondo, dentro a Henrikh Mkhitaryan. Ci sono tante lingue parlate, ci sono paesi visitati, squadre di club, compagni di squadra di nazionalità differenti, grandi allenatori. C’è il mondo, ma ci sono anche radici profonde, coperte da una malinconia ormai adulta, che da sempre lo guida, in campo e fuori.
Il primo armeno della storia dell’Inter: parte da Yerevan la storia di Henrikh, il 21 gennaio 1989. Figlio di Hamlet, professione calciatore, ruolo attaccante. Nasce in Armenia, ma cresce in Francia il piccolo Henrikh. Perché papà gioca in seconda divisione francese, segna diversi gol. La simbiosi padre-figlio si rafforza proprio nel segno del pallone ma viene spezzata dalla malattia che lascia Henrikh senza Hamlet.
Il seme del calcio è piantato e viene coltivato nella maniera più devota. A soli 13 anni Mkhitaryan vola in Brasile, a San Paolo. Si allena nelle strutture della squadra brasiliana, condivide la stanza con un ragazzo più grande di lui: è Hernanes, in una di quelle coincidenze che aggiungono una sfumatura di nerazzurro alla sua carriera.
Lavorare sulla tecnica, imparare le giocate di un calcio diverso ed estroso. E apprendere un’altra lingua. All’armeno e al francese si aggiunge il portoghese, lingua utilizzata lungamente in Ucraina, quando nello Shakhtar metà dei compagni sono brasiliani. È appunto l’Ucraina il luogo in cui Henrikh sboccia, tra Metalurg prima e soprattutto Shakhtar poi, con un altro ex nerazzurro, l’allenatore Mircea Lucescu.
Nel 2012-2013 chiude la stagione con 29 gol: il suo è un calcio diretto, senza fronzoli, utile. Facilitatore delle manovre offensive, anche finalizzatore. Il passaggio successivo è la Germania, al Borussia Dortmund, con Klopp prima, con Tuchel poi. Sistemi di gioco che lo esaltano, prima del salto in Premier League. Manchester United e Arsenal: tre stagioni, con – tra gli altri successi – una Europa League in maglia Red Devils decisa con un gol in finale.
Armenia, Francia, Brasile, Ucraina, Germania e Inghilterra. Tante tappe, prima dell’Italia. A Roma in tre stagioni colleziona 116 partite e 29 gol, con la vittoria della Conference League. Dal divano della casa di Valence a Milano: il viaggio di Henrikh si arricchisce di un’altra tappa. A tinte nerazzurre, con il richiamo dell’Armenia, che ricorda le origini di un altro grande ex interista, Youri Djorkaeff.
Fabio Caressa ha parlato del mercato dell’Inter, il telecronista di Sky Sport parte dal ritorno di Romelu Lukaku e poi con un giudizio piuttosto netto e negativo nei confronti di André Onana:
“Lukaku è stato la differenza fondamentale tra vincere e non vincere lo scudetto. È giusto fare delle considerazioni: Mkhitaryan è un ottimo acquisto, Asllani è un buon acquisto, Lukaku è un ottimo acquisto, Onana… mah. Secondo me gioca sempre Handanovic. Onana non mi ha mai convinto – dice Caressa -, è quello che non serve ad una squadra come l’Inter: è un portiere che fa grandissime cose ma è incostante, tranne un paio di stagioni. Anche se è uno più spettacolare non so se sarà titolare: capisco sia stato un affare, ma forse sarei andato su un portiere italiano. È un grande punto interrogativo, auguro all’Inter che vada tutto bene ma non mi convince al 100%”.
Poi aggiunge: “Inzaghi sa che deve cambiare la squadra, Lukaku ha fatto la miglior stagione della sua carriera con l’Inter perché c’era Conte che giocava in un determinato modo. Lautaro ha segnato di più quest’anno che Lukaku non c’era perché si è sentito probabilmente più libero. Lukaku in Italia è un dominante, in Inghilterra fa più fatica perché trova difensori della sua stazza. Bremer? È un ottimo giocatore, ma non è ancora al livello di Skriniar. Per me è un filo sopravalutato”.