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Gnonto: “Diventai interista per davvero dopo l’arbitraggio di Orsato in Inter-Juve”

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Wilfried Gnonto, cresciuto nelle giovanili dell’Inter, si prepara a vivere un’estate da protagonista. La stagione vissuta con la maglia dello Zurigo è stata buona (10 gol e 5 assist in 35 presenze complessive). Ai microfoni di Sportweek, Gnonto ha rivelato un aneddoto sul famigerato Inter-Juve del 2018, con protagonista assoluto Daniele Orsato. Il classe 2003, nel corso dell’intervista, ha infatti spiegato come è nato il tifo per l’Inter. Queste le sue parole:

“Quando sono arrivato a Milano non ero tifoso – ha detto il calciatore – per me esistevano solo il Barcellona  e Leo Messi. Poi mi sono affezionato ai colori nerazzurri, e qualche volta ho anche pianto”.

Gnonto è poi andato avanti, parlando nel dettaglio dell’episodio che gli ha fatto capire di essere un tifoso dei nerazzurri convinto: In occasione di Inter-Juve dell’aprile 2018, per esempio: la partita della manca espulsione di Pjanic per il fallo su Rafinha. Ero a San Siro insieme a un mio amico, e quando Higuain segnò a pochi minuti dalla fine scoppiammo in lacrime. Quella sera diventai interista per davvero”. Il legame con il suo primo club è rimasto forte, nonostante la carriera lo abbia condotto altrove.

Sportweek

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Vieri: “Branca insopportabile. Vi racconto la storia della lavagna e della multa”

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Christian Vieri ha raccontato diversi retroscena ai tempi in cui giocava con la maglia dell’Inter: le liti con Marco Branca e Alberto Zaccheroni, le scritte alla lavagna e quella multa dell’ex ds nerazzurro. Queste le sue parole nel corso dell’ultimo appuntamento a teatro con la Bobo TV:

“I problemi più grossi li ho avuti con Marco Branca, all’epoca direttore tecnico – esordisce Vieri -. Uno che non ho mai capito come potesse lavorare nel calcio. Proprio non mi piaceva, aveva l’atteggiamento sbagliato, faceva il superiore senza particolari motivi. In parole povere: mi stava pesantemente sulle pa**e. Tutto il contrario di Massimo Moratti che si vedeva che amava l’Inter. A quei tempi, nei vari ritiri avevo l’abitudine di scherzare. Lo facevo anche con Cuper e nessuno si lamentava. In un certo senso, i miei scherzi servivano a fare gruppo. In particolare c’era un gag che mi piaceva. Mi divertivo ad aggiungere al programma sulla lavagna (pranzo, riposo, riunione tecnica) considerazioni personali del tipo ‘Dirigenti date le dimissioni’, ‘fate ridere’, ‘state rubando i soldi’.

Si scherzava, ridevano un po’ tutti, anche se in fondo in fondo il mio intento era pure quello di stuzzicare una dirigenza non certo fra le più organizzate. Tutti sapevano che ero io a scrivere e nessuno si era offeso. Fino alla trasferta di Kiev nel 2003. Arriviamo in Ucraina e al controllo passaporti, una trafila lunga e snervante, ci ritroviamo in coda con i giornalisti. In albergo infierisco sulla solita lavagna scrivendo “Mai vista una squadra fare la fila dietro ai giornalisti alla vigilia di una gara tanto importante. Date le dimissioni”. Dopo la partita, che ci costò l’eliminazione, con la coda dell’occhio vidi Branca arrivare e pensai: ‘Ecco che viene a rompere il ca..o’. Arriva lui e chiede conto di quella frase, io ammisi le mie responsabilità e lui mi disse: ‘Sai, meglio non scriverla…’. Io replicai: ‘Lo faccio da cinque anni, però se vuoi non lo faccio più, nessun problema’”.

Vieri continua: “Qualche giorno dopo mi chiama Zaccheroni e mi dice che la domenica dopo voleva farmi riposare. Capii che c’entrava anche quella frase e anche lui disse: ‘Sì, è anche per quella roba là…’. Io capisco subito se uno mi dice ca**ate: presi e andai via. Il sabato Marco Materazzi mi prendeva in giro sul pullman per due ore fino a Bologna; arrivammo che ero una belva. Dopo venti minuti eravamo avanti 2-0 con gol di Julio Cruz e Oba Martins, io entro per gli ultimi 20′. Al 90esimo faccio un tiro da 30 metri, Gianluca Pagliuca la para, finisce la partita e rientro nello spogliatoio che ero una belva. Arrivo nello spogliatoio, apro la porta, e chi trovo a prendere un tè caldo? Branca. Non ci vedo più e lo insulto. Lo prendo per la cravatta, gli vado addosso. Per fortuna Cotti, il fisioterapista, conoscendomi bene mi aveva seguito. Mi salta sulle spalle e cerca di fermarmi. Nel frattempo arriva il resto della squadra, mi bloccano, finisce tutto. Branca lascia lo spogliatoio e io vado a farmi la doccia.

Passa qualche settimana e c’è la Coppa Italia ad Udine: sono fuori causa per una contrattura ma Zac mi convoca lo stesso. Lo fa apposta è chiaro…Chiamo Branca: ‘Ascolta, io resto qui a curarmi, se vado ad Udine perdo due giorni di lavoro. Diglielo tu al tecnico’ e chiudo. Dopo qualche giorno il team manager mi dà un foglio e dice ‘Firma qui’. E’ una multa di diecimila euro, ‘la manda Branca’. Io la strappo, rido, faccio le mi cose. Poi mando un messaggio a Branca ‘Quella multa te la puoi mettere dove dico io’, conclude Vieri.

La Gazzetta dello Sport

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Zenga: “Skriniar? All’Inter il vero insostituibile è un altro giocatore”

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Negli studi di Sky Sport 24, Walter Zenga ha fatto il punto sulla difesa dell’Inter. L’Uomo Ragno ha parlato della probabile partenza di Milan Skriniar e dell’importanza di un difensore come Alessandro Bastoni. Queste le sue parole:

“Si può tranquillamente dire che Milan Skriniar sia difficilmente sostituibile all’interno dell’Inter – dice Zenga -, vista anche la grande crescita avuta negli ultimi 2-3 anni. Ma per me il vero insostituibile nella difesa dell’Inter è proprio Alessandro Bastoni. Lui è insostituibile perché è un centrale mancino e con quelle caratteristiche che ha, nel calcio è sempre difficile da trovare”, ha detto l’ex portierone nerazzurro.

Sky Sport 24

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