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Abodi: “Stupito più dal Qatargate o dal caso Juve? La prima è inquietante, la seconda aspettiamo di accertare i fatti”

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Andrea Abodi, ministro per lo sport, ha parlato ai microfoni di Rai Radio 1 durante la trasmissione radiofonica Un giorno da pecora. Queste le sue parole:

“Se la Juve rischia di finire in Serie B? Credo che le procure siano dei posti qualificati per esprimere certi giudizi, non posso dire nulla e non sono preoccupato. Non sono preoccupato perché deve esserci maggior trasparenza e un po’ più di credibilità. La corruzione? Nel calcio e nella politica c’è, io spero che non ci sia ovunque, altrimenti è un bel problema. Per me la cosa più importante è che non dobbiamo nascondere assolutamente la polvere sotto il tappeto, se c’è qualcosa che deve uscire che esca subito oppure se c’è qualcuno che deve dire qualcosa lo dica. Se sono più stupito dal caso Qatargate o da quello della Juve? Per me il primo caso è inquietante, invece il secondo bisogna aspettare ancora di accertare i fatti”.

Abodi ha aggiunto qualcosa anche sul tema della rateizzazione delle tasse per le squadre di calcio: “Quando c’è tanta difficoltà bisogna essere attenti alle spese che si fanno, come non bisogna aumentare i compensi per i procuratori. Il problema è quando si ha tanta voglia di vincere a tutti costi. Nel nostro massimo campionato ci sono venti squadre: tante di loro rispettano le regole, invece alcune cercano di non pagare qualcosa per dare i soldi ai procuratori oppure non investire nelle infrastrutture perché c’è tanta voglia di spendere denaro su un calciatore”, ha concluso.

Rai Radio 1

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Faraoni: “Inter? Questa la verità e mi rendo conto solo adesso”

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Davide Faraoni, ex terzino dell’Inter, ha scritto una lettera per Cronache di Spogliatoio. Queste le parole dell’esterno dell’Hellas Verona che racconta il suo passato in nerazzurro:

“Giocavo all’Inter in prima squadra e mi rendo conto solo ora di quanto fossi in una dimensione surreale. Direi in un sogno. Ero un ragazzo e non pensavo alle preoccupazioni, giocavo tranquillo. Purtroppo non ero all’altezza dei nerazzurri e di conseguenza non potevo rimanerci. Arrivai all’Inter dopo il Triplete, insomma, con loro non centravo nulla sia fisicamente che tecnicamente”.

Faraoni continua raccontando gli anni nella Primavera: “A Milano conobbi un ragazzo svedese e tutti lo chiamavano ‘Ikea’, vi dico la verità che non sapevo cosa fosse l’Ikea. Mi colpivano i suoi modi perché erano l’opposto dei miei. Lui tutto ordinato, in allenamento arrivava con un macchinone perché suo padre lavorava per Microsoft. Diciamo che il suo mondo con il mio non c’entrava assolutamente nulla. Ho fatto tante amicizie soprattutto con Denis Alibec e Samuele Logo. In uno dei miei compleanni mi hanno regalato un cuore grosso con i loro autografi, c’è l’ho ancora oggi”, ha concluso il giocatore.

Martorelli: “Bonaventura? Lo voleva Ausilio ma Mazzarri disse di no. Poi l’Inter spese 30 mln per Gagliardini”

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Il procuratore Giocondo Martorelli ha parlato in esclusiva sul canale Twitch di MilanNews.it. Queste le sue parole su alcuni retroscena legati all’Inter:

“Ho cominciato a fare il procuratore da quando ero all’università perché amavo troppo il calcio. I primi rapporti sono stati con l’Inter e con tanti giocatori giovani che vinsero lo scudetto dell’80. Tra i primi giovani c’è stato Beppe Bergomi e da lì che cominciò un legame importante tra me e lui, infatti, sono stato per trent’anni il suo procuratore. Oggi quel rapporto non esiste più tra il calciatore e il procuratore perché si cambia spesso e volentieri”. 

Martorelli parla anche di Giocomo Bonaventura, seguito da molto tempo da Piero Ausilio ma poi finì alle corti del Milan: “La notizia più importante di quei tempi, Ausilio mi chiamò perché volevano chiudere l’affare. C’erano lui, i Percassi e il direttore Marino, era quasi fatta, mancavano solo le firme. Dopo qualche ora Ausilio mi richiama e mi dice ‘Ascolta Giocondo, Mazzarri non è molto d’accordo con l’arrivo di Bonaventura all’Inter’. Poi mi spiega che non voleva altri giocatori che lo mettessero in difficoltà con le scelte. Quindi niente Inter, l’affare saltò per volere del tecnico e da lì entrò in scena Adriano Galliani. Al Milan è andata bene perché l’ha pagato davvero una miseria, sette milioni di euro non sono nulla per una squadra di un certo calibro. Il problema arriva dopo qualche mese, perché ricordo molto bene il passaggio di Roberto Gagliardini dall’Atalanta all’Inter per quasi trenta milioni di euro durante il mercato di gennaio. Dopo sole dieci presenze in campionato questo giocatore passa ad un’altra squadra per una cifra spropositata. Sono rimasto senza parole”. 

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